— Ventitremila franchi, diss’ella.
— E per altrettanto almeno di perle, di diamanti, e di gioielli, disse Eugenia: siamo ricche. Con 45mila franchi abbiam di che vivere da principesse per due anni, o convenevolmente per quattro. Ma prima di sei mesi, tu colla musica, io colla voce, avrem raddoppiato il capitale. Andiamo, incaricati del danaro, io m’incarico del bauletto dei gioielli, dimodochè se una di noi due avesse la disgrazia di perdere il suo tesoro, l’altra avrebbe sempre il suo. Ora, la valigia, sollecitiamoci; la valigia.
— Aspetta, disse Luigia andando ad ascoltare alla porta della sig.ª Danglars. — Che temi tu?
— Che qualcuno non ci sorprenda.
— La porta è chiusa.
— Che non ci ordinino d’aprire.
— Che l’ordinino se vogliono, noi non apriremo.
— Tu sei una vera amazzone, Eugenia! — E le due giovanette, con una prodigiosa attività, si misero ad affastellare in un baule tutti gli oggetti da viaggio di cui esse credevano di aver bisogno.
— Ecco fatto, disse Eugenia; or mentre io cambio di costume, tu chiudi la valigia.
— Ma io non posso, non ho forza; chiudila tu.