«Io non ho danaro per pagare, ma sono un uomo onesto; lascio in pegno questo spillo che vale dieci volte la spesa che ho fatto. Mi si perdonerà di essere fuggito alla punta del giorno, io era vergognoso!»

Levò lo spillo dalla sua cravatta e lo depose sul foglio.

Ciò fatto, invece di lasciare i catenacci, li levò, socchiuse anzi la porta, come se fosse uscito dalla sua camera dimenticando di chiuderla, ed arrampicandosi nella cappa del camino, come un uomo già avvezzo a questa specie di ginnastica, attirò innanzi a sè il paracamino ricoperto con una carta che rappresentava Achille in casa di Deidamia; cancellò coi piedi anche la traccia dei passi nella camera, e scalò la cappa che gli offriva la sola via di salvezza nella quale sperava ancora. In questo momento il primo gendarme che aveva colpito la vista di Andrea saliva la scala, preceduto da un commissario di polizia, e sostenuto dal secondo gendarme che guardava l’estremità della scala, il quale poteva egli stesso aspettare rinforzo da quello che stazionava alla porta. Ecco a che cosa Andrea doveva questa visita, che con tanta pena si era dispensata dal ricevere.

Alla punta del giorno, i telegrafi erano stati messi in moto in tutte le direzioni e ciascuna località ch’era stata avvisata, quasi immediatamente aveva risvegliato le autorità e lanciata la forza pubblica alla ricerca dell’uccisore di Caderousse. Compiègne, residenza reale; Compiègne città di caccia; Compiègne, città di guarnigione, è abbondantemente provvista di autorità, di gendarmi e di commissari di polizia. Le visite eran dunque cominciate subito dopo l’ordine, ed essendo telegrafico, l’osteria della Campana e della Bottiglia, la prima osteria della città, si era naturalmente incominciato da lei. Del resto dopo il rapporto delle sentinelle che erano state di guardia durante la notte al Palazzo di Città (il Palazzo di Città era attiguo all’albergo della Campana), era stato constatato che diversi viaggiatori erano discesi durante la notte al detto albergo. La sentinella che era stata rilevata alle sei del mattino si ricordava ancora, che al momento in cui era stata messa in fazione, vale a dire a quattro ore e alcuni minuti, aveva veduto che un giovine che cavalcava un cavallo bianco con un ragazzetto in groppa, era andato a bussare all’albergo della Campana apertosi davanti a lui, e chiuso dopo di lui.

Su questo giovine, che aveva fatto tanto tardi si erano fermati tutti i sospetti. Or questo giovine non era altro che Andrea! Per la sicurezza di questi dati, il commissario di polizia ed il gendarme, che era un brigadiere, s’incamminavano verso la porta di Andrea. Questa porta era socchiusa.

— Oh! oh! disse il brigadiere, vecchia volpe nutrita nelle furberie dello stato, cattivo indizio una porta aperta! l’avrei meglio amata chiusa con triplice catenaccio.

Infatto la piccola lettera e lo spillo lasciati da Andrea sulla tavola confermarono, o piuttosto appoggiarono la trista verità: Andrea era fuggito. Noi diciamo appoggiarono, perchè il brigadiere non era uomo da arrendersi ad una sola prova. Guardò intorno a sè, cacciò l’occhio sotto il letto, spiegò le tende, aprì gli armadii, e finalmente si fermò al caminetto.

Mercè le cautele di Andrea, non era rimasta alcuna traccia del suo passaggio nelle ceneri. Però questa era una uscita; ed in simili congiunture, tutte le uscite devono formare l’oggetto di una seria investigazione. Il brigadiere si fece dunque portare una fascina e della paglia, ne fece un inviluppo, e lo calcò nel caminetto come avrebbe fatto in un mortaio da bomba, e vi appiccò il fuoco. Il fuoco fece crepitare le pareti della cappa; una colonna opaca di fumo ai slanciò pel condotto e salì verso il cielo, ma non vide cadere il prigioniere come si aspettava. Ciò era perchè Andrea, in lotta colla società fin dalla giovinezza, valeva bene un gendarme, fosse anche stato elevato al grado rispettabile di brigadiere; prevedendo dunque l’incendio, era salito sul tetto, e si era nascosto dietro il comignolo.

Per un momento ebbe qualche speranza di essersi salvato, perchè intese il brigadiere che, chiamando i due compagni diceva loro ad alta voce, «non c’è più.» Ma allungando dolcemente il collo, vide i due gendarmi che, invece di ritirarsi, come sembrava naturale dopo un simile annunzio, raddoppiavano l’attenzione. Allora a sua volta girò intorno a sè lo sguardo: il Palazzo di Città, fabbrica colossale del sedicesimo secolo, s’innalzava come un tetro muro alla sua destra, e, per le aperture del monumento, si poteva scorgere in tutti gli angoli e contro angoli del tetto, come dall’alto della montagna si vede nella vallata. Andrea comprese che in breve avrebbe veduto comparire la testa del brigadiere di gendarmeria a qualcuna di quelle aperture. Scoperto, egli era perduto, una caccia sul tetto non gli si presentava con probabilità di successo.

Risolvè dunque di ritornare a discendere, non per lo stesso camino da cui era venuto, ma per un camino analogo. Cercò con gli occhi quella cappa di camino che non mandava fumo, la raggiunse andando carpone sul tetto, e disparve dal suo orifizio senza essere stato veduto da alcuno. Un momento dopo si aprì una piccola finestra del Palazzo di Città, e lasciò vedere la testa del brigadiere di gendarmeria, che rimase per alcuni minuti immobile, come uno di quei bassi rilievi di pietra che decoravano il fabbricato, indi con un lungo sospiro d’inquietudine la testa disparve. Il brigadiere tranquillo e degno, come la legge di cui era il rappresentante, passò senza rispondere alle mille interrogazioni della folla riunita sulla piazza e rientrò nell’albergo: — Ebbene? domandarono alla loro volta i due gendarmi.