— Eugenia, madamigella Danglars! mormorò Cavalcanti, passando dallo spavento allo stupore.

— Soccorso! soccorso! gridò madamigella d’Armilly levando il cordone del campanello dalle mani inerti d’Eugenia, e suonando con forza maggiore ancora della compagna.

— Salvatemi! non mi perseguitate! disse Andrea giungendo le mani, per pietà per grazia, non mi consegnate alla forza!

— È troppo tardi, salgono, rispose Eugenia.

— Ebbene! nascondetemi in qualche luogo: direte che avete avuta paura senza motivi d’aver paura: allontanerete i sospetti, mi avrete salvata la vita.

— Ebbene, sia, disgraziato! riprendete la via per la quale siete venuto; partite, e non diremo niente.

— Eccolo! gridò una voce sul pianerottolo: io lo vedo.

In fatto il brigadiere aveva accostato l’occhio al buco della serratura ed aveva scoperto Andrea in piedi e supplicante.

Un violento colpo d’incassatura fe’ saltare il catenaccio, due altri fecero saltare i gangheri; la porta infranta cadde al di dentro. Andrea corse all’altra porta che metteva nella galleria del cortile, volle precipitarvisi dopo aperta. I due gendarmi erano là con le carabine in mira.

Andrea si fermò su due piedi; ritto, pallido, col corpo un poco rovesciato in dietro, teneva il suo inutile coltello nella mano intirizzita: — Fuggite dunque! gridò madamigella di Armilly nel cuore della quale rientrava la pietà, a seconda che ne usciva lo spavento, fuggite dunque.