Ed il suo sguardo riconoscente si alzava verso il cielo dove la misteriosa provvidenza dispone tutto in antecedenza, a seconda degli avvenimenti che devono accadere; e da un difetto, e qualche volta anche da un vizio, ne fa una contentezza: indi il suo pensiero oltrepassò lo spazio, come fa stendendo le ali l’uccello da un abisso, e si fermò su Cavalcanti.
Questo Andrea era un miserabile, un ladro, un assassino; e ciò nonostante possedeva dei modi che indicavano una mezza educazione, quasi compita; questo Andrea si era presentato nella società coll’apparenza di una gran fortuna, e coll’appoggio di nomi onorevoli. Come veder chiaro in questo dedalo? a chi indirizzarsi per uscire da questa crudele posizione? Debray, al quale ella aveva ricorso col primo slancio della donna che cerca un soccorso nell’uomo che ama, e che qualche volta la perde, Debray non poteva darle che un consiglio: era qualche altro più possente di lui al quale doveva indirizzarsi. La baronessa pensò allora al sig. de Villefort. Egli aveva voluto fare arrestare Cavalcanti; senza pietà, aveva portata la confusione in mezzo alla sua famiglia come se fosse stata una famiglia estranea.
Ma no; riflettendovi; non era un uomo senza pietà il procuratore del Re; era un magistrato schiavo dei suoi doveri, un amico leale e coraggioso, che brutalmente sì, ma con mano sicura, aveva vibrato il colpo di scalpello nella corruzione; non era un boia, era un chirurgo che aveva voluto isolare agli occhi di tutto il mondo l’onore della famiglia Danglars, dalla ignominia di questo giovine perduto che essi presentavano alla società come il loro genero.
Dal momento che il sig. de Villefort, amico della famiglia Danglars, operava in tal modo, non vi era più da supporre che il banchiere avesse saputo nulla di più o avesse preso alcuna parte alle mene d’Andrea. La condotta di de Villefort, riflettendovi bene, compariva dunque alla baronessa sotto un aspetto, che si spiegava a loro comune vantaggio.
Ma la inflessibilità del procuratore del Re doveva fermarsi a questo punto; ella sarebbe andata a trovarlo la dimane, ed avrebbe da lui ottenuto, se non che mancasse ai suoi doveri di magistrato, almeno che lasciasse andar le cose con tutta la pienezza della sua indulgenza.
La baronessa invocherebbe il passato, supplicherebbe in nome del tempo colpevole, ma felice; il sig. de Villefort assopirebbe l’affare, o almeno lascerebbe (e per giungere a questo non avrebbe che voltar gli occhi da un’altra parte) fuggire Cavalcanti, e non continuerebbe il processo che sotto l’ombra del reo che si dice in contumacia. Allora soltanto ella si addormì più tranquilla.
La dimane alle nove, ella si alzò, e senza chiamare la cameriera, senza dar segno d’esistenza a chi che sia, si abbigliò, e, vestita colla stessa semplicità della sera innanzi, discese la scala, uscì dal palazzo, camminò fino alla strada di Provenza, salì in una carrozza da nolo, e si fece condurre alla casa del sig. de Villefort. Da un mese questa casa maledetta presentava l’aspetto lugubre di un lazzaretto in cui si fosse dichiarato la peste: una parte degli appartamenti erano chiusi all’interno ed all’esterno. Le persiane chiuse non si aprivano che per momenti, onde dare un poco l’aria. Si vedeva allora comparire a queste finestre la testa spaventata di un lacchè, indi la finestra si rinchiudeva come la lapide di una tomba ricade sur una sepoltura, ed i vicini si dicevano a bassa voce: forse che siamo per vedere un’altra bara uscire dalla casa del sig. procuratore del Re?
La signora Danglars fu presa da un tremito all’aspetto di questa casa desolata; ella discese di carrozza, e colle ginocchia tremanti, si accostò a quella porta chiusa e suonò. Non fu che dopo la terza volta ch’ella ebbe fatto risuonare il campanello, che col suo lugubre tintinnio sembrava partecipare alla tristezza generale, che un portinaro comparve ad uno sportello della porta, grande appena abbastanza per lasciare passare le sue parole. Egli vide una donna, una donna di distinzione, una donna vestita elegantemente, e ciò non ostante la porta continuò a restare sempre chiusa. — Ma, aprite dunque! disse la baronessa.
— Prima di tutto, signora, chi siete? domandò il portinaro.
— Chi sono io? ma voi mi conoscete.