— Dovete bene accorgervene, dappoichè non sono ancora risalita in carrozza. Ma finiamola: ecco il mio biglietto di visita, portatelo al vostro padrone.

— La signora aspetterà il mio ritorno? — Sì, andate.

Il portinaro richiuse lo sportello lasciando la baronessa sulla strada. La baronessa, è vero, non aspettò lungamente; un momento dopo la porta si aprì in una larghezza sufficiente da dar passaggio alla sig.ª Danglars: ella passò, e la porta si richiuse subito dopo dietro a lei. Arrivati nel cortile, il portinaro senza perdere un momento di vista la porta, cavò un fischietto e fischiò. Il cameriere del sig. de Villefort comparve sulla scala. — La signora scuserà questo brav’uomo, diss’egli venendo incontro alla baronessa, ma i suoi ordini sono precisi: il sig. de Villefort mi ha incaricato di dire alla signora, che egli non poteva fare altrimenti.

Nel cortile vi era un fornitore, introdotto con le stesse cautele, di cui si esaminavano le mercanzie.

La baronessa salì la scala: e le causava una grandissima impressione quella tristezza, che dilatava, per così dire, il circolo della sua, e, sempre guidata dal cameriere, fu introdotta nel gabinetto del magistrato, senza che la sua guida l’avesse un momento perduta di vista.

Per quanto la sig.ª Danglars fosse preoccupata dal motivo che la guidava in quel luogo, il ricevimento che le era stato fatto da tutto quel servitorame le era sembrato così indegno, ch’ella cominciò dal lamentarsene. Ma Villefort sollevò la testa appesantita dal dolore, e la guardò con un sorriso così triste, che le lagnanze le si spensero sulle labbra.

— Scusate i miei servitori per un terrore di cui non posso lor fare un delitto; caduti in sospetto, sono divenuti sospettosi. — La sig.ª Danglars aveva spesse volte sentito a parlare in società di quel terrore che accusava Villefort, ma ella non avrebbe mai potuto credere, se non lo avesse sperimentato coi proprii occhi, che questo sentimento avesse potuto essere portato ad un tal punto. — Voi pure, diss’ella, siete dunque infelice!

— Sì, signora, rispose il magistrato. — Voi dunque allora mi compiangerete? — Sinceramente, signora.

— Capirete ciò che mi conduce a voi? — Voi venite per parlarmi di quanto vi accade, non è vero? — Sì, signore, una terribile disgrazia. — Vale a dire una sventura.

— Una sventura! gridò la baronessa.