In questo momento un riflesso del lume andò sul viso del notturno visitatore. — Non è lui, mormorò ella.
Ed aspettò convinta di sognare, che questo uomo, come accade nei sogni, sparisse, o si cambiasse in qualche altra persona. Si toccò soltanto il polso, e sentendolo battere violentemente, si ricordò che il miglior mezzo di fare sparire queste importune visioni, era quello di bere; la freschezza della bevanda, composta d’altra parte nello scopo di calmare le agitazioni di cui Valentina si era lamentata col dottore, che facendole diminuire la febbre, le arrecava un rinnovamento di sensazione del cervello; quando ella aveva bevuto per un momento si sentiva meglio.
Valentina stese dunque la mano a fine di prendere il bicchiere dal piatto di cristallo su cui posava, ma mentre che ella allungava fuori del letto il braccio tremante, l’apparizione fece ancora due passi più sollecitamente degli altri e giunse così vicina alla giovanetta, che ella ne intese il soffio, e credè sentire la pressione della sua mano.
Questa volta l’illusione o piuttosto la realtà sorpassava tutto ciò che Valentina aveva provato fino allora; ella si cominciò a credere realmente viva e sveglia; ebbe la coscienza che godeva di tutta la sua ragione, e fremette.
La pressione che aveva risentita Valentina, aveva per iscopo di fermarle il braccio. Valentina lo ritirò lentamente a sè. Allora questa figura, da cui non poteva staccare lo sguardo, e che sembrava piuttosto protettrice che minacciante, prese il bicchiere, e si avvicinò al lume e guardò la bevanda, come se avesse voluto giudicarne la trasparenza e la limpidezza. Ma questa prima prova non bastò a quest’uomo, o piuttosto a questo fantasma, poichè camminava così dolcemente, che il tappeto soffocava il rumore dei suoi passi; quest’uomo prese dal bicchiere un cucchiaio di bevanda e l’inghiottì. Valentina guardava ciò che accadeva davanti ai suoi occhi con un profondo sentimento di stupore. Ella credeva bene che tutto ciò era vicino a sparire per dar posto ad un altro quadro; ma l’uomo, invece di svanire come un’ombra, si riavvicinò a lei, e stendendo il bicchiere a Valentina, e con una voce piena di emozione: — Ora, diss’egli, bevete!... — Valentina rabbrividì. Questa era la prima volta che una delle sue visioni le parlava con quel suono vivente; aprì la bocca per mandare un grido. L’uomo posò un dito sulle labbra.
— Il sig. di Monte-Cristo! mormorò ella. — Allo spavento che si dipinse negli occhi della giovanetta, al tremito delle sue mani, al gesto rapido che fece per nascondersi sotto le lenzuola, si poteva conoscere l’ultima lotta del dubbio contro la convinzione; ciò nonostante la presenza di Monte-Cristo nella sua camera in simile ora, la sua entrata misteriosa, fantastica, inesplicabile da un muro, sembravano una impossibilità alla sconvolta ragione di Valentina.
— Non chiamate, non vi spaventate, disse il conte, non abbiate neppure in fondo al cuore l’ombra di un sospetto, di una inquietudine; l’uomo che vedete innanzi a voi (perchè infatto questa volta avete ragione, Valentina, e questa non è un’illusione), l’uomo che vedete innanzi a voi è il più tenero padre, il più rispettoso amico che possiate figurarvi. — Valentina non trovò niente da rispondere; aveva una paura così grande di questa voce, che le rivelava la reale presenza di colui che parlava, che temeva di associarvi la sua, ma il suo sguardo spaventato voleva dire: se le vostre intenzioni son pure, perchè siete qui?
Colla sua meravigliosa sagacità il conte capì tutto ciò che accadeva nel cuore della giovinetta.
— Ascoltatemi, disse egli, o piuttosto guardatemi, vedete i miei occhi arrossiti e il mio viso più pallido ancora dell’ordinario? questo è perchè da quattro notti non ho più chiuso l’occhio un minuto; da quattro notti veglio su voi, vi proteggo, vi conservo al nostro amico Massimiliano.
Un’onda di sangue montò rapidamente alle guance dell’ammalata; poichè il nome che avea pronunziato il conte le toglieva il residuo di diffidenza che le aveva inspirato.