— Massimiliano!... ripetè Valentina, tanto questo nome le sembrava dolce a pronunziare; Massimiliano! egli dunque vi ha confessato tutto?

— Tutto: mi ha detto che la vostra vita era la sua, ed io gli ho promesso che vivreste.

— Voi gli avete promesso che io vivrei? — Sì.

— Infatto, signore, avete parlato di vigilanza e di protezione. Siete dunque medico?

— Sì, ed il migliore che il cielo possa ora mandarvi, credetemi.

— Voi dite che vegliate? e dove? non vi ho veduto.

Il conte stese la mano nella direzione della scansia:

— Io era nascosto dietro a quella porta, disse egli; questa porta mette in una casa vicina che ho presa in fitto.

Valentina per un momento di pudico orgoglio, voltò gli occhi e con un sovrano terrore: — Signore, diss’ella, ciò che voi avete fatto è una demenza senza esempio, e questa protezione che mi avete accordata assomiglia molto ad un insulto.

— Valentina, diss’egli, durante questa lunga veglia, ecco le sole cose che ho vedute: quali persone venivano da voi, quali alimenti vi preparavano, quali bevande vi servivano, poi quando queste bevande mi sembravano pericolose, come ho fatto ora, vuotava il vostro bicchiere e sostituiva al vostro veleno una bevanda benefattrice, che invece della morte che vi era stata preparata, facesse circolare la vita nelle vostre vene.