— Mio Dio! mio Dio! disse Valentina asciugandosi con la mano il sudore che le stillava dalla fronte.
Infatto mezzanotte suonava lentamente e tristemente; si sarebbe detto che ciascun colpo del martello di bronzo ripercuoteva sul cuore della giovanetta! — Valentina, continuò il conte, richiamate tutte le forze in vostro soccorso, comprimete il vostro cuore nel petto, chiudete la vostra voce nella gola, fingete di dormire, e vedrete, vedrete...
Valentina afferrò la mano del conte: — Mi sembra di sentir del rumore, ritiratevi.
— Addio, o piuttosto a rivederci, rispose il conte; — indi con un sorriso così tristo e così paterno, che la giovanetta ne fu penetrata da riconoscenza, raggiunse sulla punta dei piedi la porta dietro la scansia. Ma fermandosi prima di richiuderla dietro a sè: — Non un gesto, diss’egli, non una parola; che vi si creda addormita, senza di che, forse sareste uccisa prima che avessi il tempo d’accorrere.
E dopo questa spaventosa ingiunzione, il conte disparve dietro la scansia, che si richiuse sollecitamente dopo il suo passaggio.
C. — LOCUSTA.
Valentina rimase sola; due altri orologi a pendolo, che erano in ritardo con quello di San Filippo di Roule, suonarono ancora mezza notte a differenti intervalli.
Indi, ad eccezione del rumore di qualche carrozza lontana, tutto ricadde nel silenzio. Allora l’attenzione di Valentina si concentrò sulla pendola della sua camera, nella quale il bilanciere marcava i secondi. Ella se li mise a contare ed osservò ch’erano il doppio più lenti delle pulsazioni del suo cuore.
E frattanto ella ancora dubitava: l’inoffensiva Valentina non si poteva figurare che qualcuno desiderasse la sua morte; perchè? con quale scopo? che male aveva ella fatto da poterle suscitare un nemico? Non v’era timore ch’ella si addormisse. Una sola idea, una idea terribile teneva il suo spirito attento: era che potesse essere qualcuno che avesse tentato d’avvelenarla, e che stava per tentarlo una seconda volta. Se questa volta una tal persona, stanca di vedere l’inefficacia del veleno, come lo aveva detto Monte-Cristo, avesse ricorso al ferro, se il conte non avesse avuto il tempo di accorrere? se ella fosse prossima all’ultimo suo momento? Se non avesse più potuto rivedere Morrel?
A questo pensiero, che la copriva ad un tempo di livido pallore, e di agghiacciato sudore, Valentina era preparata ad afferrare il cordone del campanello, ed a chiamare soccorso. Ma le sembrava vedere, a traverso la scansia dei libri sfavillare l’occhio del conte, quest’occhio che vegliava sul suo avvenire, che, quando vi pensava, l’opprimeva di una tale vergogna, ch’ella domandava a se stessa, se mai la riconoscenza giungerebbe a cancellare il penoso effetto dell’indiscreta amicizia del conte. Venti minuti, venti eterni minuti passarono in tal modo, poi altri dieci minuti ancora; finalmente la pendola stridendo un minuto secondo prima; finì col battere un colpo sulla molla sonora.