In questo stesso momento, il grattare impercettibile di un’unghia contro il legno della scansia avvisò Valentina che il conte vegliava, e le raccomandava di vegliare.
In fatto dalla parte opposta, vale a dire verso la camera di Edoardo, sembrò a Valentina di sentire cigolare il piancito di legno, ella tese l’orecchio, trattenne la respirazione quasi soffocata; si sentì stridere la maniglia della serratura, e la porta girò sopra i gangheri. Valentina si era sollevata sul gomito, ed appena ebbe il tempo di lasciarsi ricadere sul letto coprendosi gli occhi con un braccio.
Indi tremante, agitata, col cuore stretto da indicibile spavento, ella aspettò. Qualcuno si avvicinò al letto e ne sfiorò il cortinaggio.
Valentina raccolse tutte le sue forze, e lasciò sentire quel mormorio regolare della respirazione, che annunzia un sonno tranquillo. — Valentina! disse una voce sommessa.
La giovanetta fremette fino al fondo del cuore, ma non rispose. — Valentina! ripetè con lo stesso tuono la stessa voce. — Il medesimo silenzio: Valentina aveva promesso di non svegliarsi. Poscia rimase immobile. Soltanto ella intese il rumore appena sensibile di un liquido che cadeva in un bicchiere ch’ella aveva vuotato. Allora ella osò, sotto il riparo del suo braccio steso, di socchiudere le palpebre. Ella vide una donna, in pettinatore bianco, che vuotava nel suo bicchiere un liquore che prima era contenuto in una boccetta. In questo breve momento, Valentina forse trattenne la respirazione o fece senza dubbio qualche movimento, poichè la donna inquieta, si fermò e si chinò sul letto per meglio vedere s’ella dormiva realmente: era la sig.ª de Villefort.
Valentina, nel riconoscere sua matrigna, fu presa da un fremito acuto che impresse un movimento al suo letto.
La sig.ª de Villefort si addossò tosto al muro, e là, nascosta dietro al cortinaggio del letto, muta e attenta, spiò fino al minimo dei movimenti di Valentina.
Questa si ricordò le terribili parole di Monte-Cristo, e le era sembrato nella mano che non teneva la boccetta, di veder brillare una specie di coltello lungo e affilato.
Allora Valentina, richiamando tutto il potere della volontà in soccorso, si sforzò di chiudere gli occhi; ma questa funzione del più timoroso dei nostri sensi, questa funzione d’ordinario così semplice, diveniva in questo momento quasi impossibile ad eseguirsi, tanto l’avida curiosità faceva sforzi per respingere questa palpebra e riconoscere la verità. Però, rassicurata dal silenzio nel quale aveva ricominciato a farsi sentire il rumore eguale della respirazione di Valentina, e che ella dormiva, la sig.ª de Villefort stese di nuovo il braccio, e, rimanendo per metà nascosta dietro il cortinaggio riunito al capezzale del letto, terminò di vuotare nel bicchiere di Valentina il contenuto della sua boccetta. Indi si ritirò senza che il minimo rumore avvertisse Valentina ch’ella era partita.
Il grattare di un’unghia nella scansia tolse Valentina da quello stato di torpore nel quale era immersa, e che rassomigliava ad un’asfissia.