— Voi siete un angiolo, Valentina.

— Ma hanno dunque rinunciato ad uccidere mio nonno?

— Si è riflettuto che, morta voi, meno il caso di una diseredazione, i beni di lui andranno naturalmente a vostro fratello, e si è pensato che questo delitto, in fin dei conti, era inutile, ed anzi doppiamente pericoloso a commetterlo.

— Ed è nello spirito di una donna che ha potuto nascere una simile combinazione? Oh! mio Dio! mio Dio!

— Ricordatevi Perugia, il pergolato dell’albergo della Posta, l’uomo del mantello scuro che vostra madre interrogava sull’acqua-tofana; ebbene da allora tutto questo infernale disegno ha maturato nel suo cervello.

— Oh! signore, gridò la giovanetta struggendosi in lagrime, quando è così, vedo bene che son condannata a morire.

— No, Valentina, no, poichè io ho preveduti tutti i complotti; no, perchè la nostra nemica è vinta, poichè è indovinata; no, voi vivrete, Valentina, vivrete per amare ed essere amata, vivrete per essere felice, e per rendere felice un cuor nobile; ma, Valentina, per vivere, bisogna avere piena confidenza in me.

— Ordinate, signore, che debbo fare?

— Bisogna inghiottire ciecamente quel che vi darò.

— Oh! Dio mi è testimonio, gridò Valentina, che se fossi sola amerei meglio lasciarmi uccidere.