Morrel allora guardò attentamente Villefort. La faccia del procurator del Re era livida, larghe macchie color di ruggine ne vergavan la fronte; fra le dita era una penna contorta in mille modi e rotta in diversi pezzi.

— Signori, diss’egli con voce soffocata a d’Avrigny ed a Morrel, la vostra parola d’onore che l’orribile segreto rimarrà sepolto fra di noi? — I due uomini fecero un movimento: — Io ve ne scongiuro!... continuò Villefort.

— Ma, disse Morrel, il colpevole! l’uccisore!... l’assassino!...

— Siate tranquilli, signori, sarà fatta giustizia, disse Villefort. Mio padre mi ha rivelato il nome del colpevole; mio padre ha sete di vendetta al par di voi, eppur mio padre vi scongiura come me di conservare il segreto del delitto. Non è vero, padre mio?

— Sì, fece risolutamente Noirtier. — Morrel lasciò sfuggire un movimento d’orrore e d’incredulità.

— Oh! gridò Villefort, fermando Morrel per un braccio, oh! signore, se mio padre, l’uomo che conoscete inflessibile, vi fa questa domanda, è perchè sa, siate tranquilli, è perchè sa che Valentina sarà terribilmente vendicata. Non è vero, padre mio? — Il vecchio fece segno di sì.

Villefort continuò: — Egli mi conosce, ed è la sua parola che io impegno. Tranquillatevi dunque signore; tre giorni, non vi domando che tre giorni, è il meno che potreste domandare alla giustizia, e fra tre giorni la vendetta che avrò presa dell’uccisor di mia figlia, farà fremere fin dal profondo del cuore, anche gli uomini più indifferenti.

Dicendo queste parole, egli strideva i denti, e scuoteva la mano inerte del vecchio.

— Tutto ciò che vien promesso, sarà mantenuto, sig. Noirtier? domandò Morrel mentre d’Avrigny lo interrogava con lo sguardo.

— Sì, fece il vecchio con uno sguardo di sinistra gioia.