— Giurate dunque, signori, disse Villefort congiungendo le mani di d’Avrigny e di Massimiliano; giurate che avrete pietà dell’onore di mia famiglia, e che mi lascerete la cura di vendicarla? — D’Avrigny si voltò, e mormorò un sì ben debole; ma Morrel strappò la sua mano da quella del magistrato, si precipitò verso il letto, impresse le sue labbra sulle labbra agghiacciate di Valentina, e fuggì col lungo gemito di un’anima che s’ingolfa nella disperazione.

Abbiam detto che tutti i domestici erano spariti; il sig. de Villefort fu dunque obbligato di pregare d’Avrigny d’incaricarsi di tutti quegli atti, così numerosi e delicati, che seco trascina la morte nelle nostre grandi città; e particolarmente una morte accompagnata da particolarità così sospette. In quanto a Noirtier, era qualche cosa di terribile il vedere questo dolore senza movimenti, questa disperazione senza gesti, queste lagrime senza voce. Villefort rientrò nel gabinetto; d’Avrigny andò a cercare il medico della municipalità, che adempiva le funzioni d’ispettore dei trapassati; e che si chiama con tanta energia il medico dei morti.

Noirtier non volle più lasciare la salma di sua nipote.

Una mezz’ora dopo il sig. d’Avrigny ritornò col suo confratello; erano state chiuse le porte di strada, e siccome il portinaro pure era disparso con tutti gli altri servitori, Villefort stesso andò ad aprire. Ma si fermò sul pianerottolo, non aveva più il coraggio di rientrare nella camera mortuaria, ove i due medici entraron soli. Noirtier era vicino al letto, pallido come la morte; com’essa immobile e muto.

Il medico dei morti si avvicinò con la indifferenza dell’uomo che è assuefatto a passare la metà della vita fra cadaveri, sollevò il drappo che copriva la giovanetta, ed aprì un poco le labbra di lei. — Oh! disse d’Avrigny sospirando, povera fanciulla! ella è realmente morta, andate.

— Sì, rispose laconicamente il medico, lasciando ricadere il drappo che copriva il viso di Valentina.

Noirtier fe’ sentire un sordo rantolo, d’Avrigny si voltò, gli occhi del vecchio sfavillavano; il buon dottore capì che Noirtier reclamava la vista di sua nipote; si riaccostò al letto, e mentre il medico dei morti si lavava le dita nell’acqua col cloruro, scoperse quel placido e pallido viso, che rassomigliava a quello di un angelo addormentato.

Una lagrima ricomparve all’angolo dell’occhio di Noirtier, e fu il ringraziamento che ricevè il dottore.

Il medico dei morti scrisse il suo processo verbale sull’angolo di una tavola, nella stessa camera di Valentina, ed adempita questa suprema formalità, uscì ricondotto dal dottore. Villefort aspettava che discendessero, e comparve alla porta del suo gabinetto. In poche parole ringraziò il medico, e voltandosi a d’Avrigny: — E ora, diss’egli, il prete?

— Avete un ecclesiastico che desideriate più particolarmente d’incaricare di pregare per Valentina?