— Eugenia ci lascia.

— Oh! che mi dite mai!

— La verità, mio caro conte! quanto siete mai fortunato di non aver nè moglie nè figli!

— Voi lo credete?

— Ah! mio Dio!

— E che dicevate di madamigella Danglars?

— Ella non ha potuto sopportare l’affronto che ci ha fatto questo miserabile, e mi ha chiesto il permesso di viaggiare. — Ed è partita? — L’altra notte. — Colla sig.ª Danglars?

— No, con una nostra parente... Ma ciò nullameno la perderemo, questa cara Eugenia; poichè dubito, col naturale che le conosco, ch’ella non acconsenta giammai a ritornare in Francia!

— Che volete caro barone? disse Monte-Cristo, dispiaceri di famiglia, dispiaceri che potrebbero opprimere un povero diavolo che avesse riposta tutta la sua fortuna nella figlia, ma sopportabile da un milionario quale voi siete. I filosofi hanno un bel che dire, e gli uomini pratici daranno loro sempre una mentita su ciò, il danaro consola molte afflizioni, e voi dovete esser consolato prima di qualunque altro, se ammettete la virtù di questo balsamo salutare; voi il re dei finanzieri, il punto d’intersecazione di tutti i poteri. — Danglars lanciò un colpo d’occhio obliquo sul conte, per vedere se scherzava, o se parlava sul serio.

— Sì, diss’egli, il fatto è, che se la fortuna consola, io debbo esser consolato, perchè son ricco.