— È una bella cosa l’avere un credito simile. In verità non è che in Francia ove si vedono tali cose; cinque pezzi di carta valer cinque milioni, bisogna vederlo per crederlo.
— Ne dubitate voi? — No.
— Lo dite in un certo modo... Pigliate, prendetevi questo piacere; conducete il mio commesso alla banca, e vedrete uscirlo con tanti boni sul tesoro per la stessa somma.
— No, disse Monte-Cristo, piegando i cinque biglietti, in fede mia, la cosa è troppo curiosa e ne farò io stesso l’esperimento. Il mio credito presso voi era fra noi convenuto in sei milioni, ho preso 900 mila fr., son cinque milioni, e altri cento mila fr. che restate a darmi: prendo questi cinque pezzi di carta, che credo buoni alla sola vista della vostra firma, ed ecco una ricevuta generale di sei milioni che regolarizzano il nostro conto. Io l’aveva già preparata perchè, bisogna che vi dica, che ho molto bisogno di danaro in oggi. — E con una mano Monte-Cristo mise i cinque biglietti in tasca, mentre coll’altra presentava la ricevuta al banchiere. Un fulmine caduto ai piedi di Danglars non lo avrebbe oppresso di spavento e di terrore più grande.
— Che! balbettò egli, che! sig. conte! voi prendete questo danaro? ma perdono, questo è danaro che debbo agli ospizii, un deposito, ed io avevo promesso di pagar questa mattina.
— Ah! disse Monte-Cristo, allora l’affare è diverso: non ho alcuna premura precisamente a questi cinque biglietti, pagatemi in altra valuta. Era per mia curiosità che aveva presi questi, affin di poter dire nella società che, senza alcun avviso, senza chiedermi cinque minuti di dilazione, la casa Danglars mi aveva pagati cinque milioni in contante! ciò sarebbe stato notevole! Ma ecco i vostri biglietti, e vi ripeto, pagatemi in altra valuta, e fatemene degli altri.
E stese i cinque biglietti a Danglars, che livido, da prima allungò la mano come un avvoltoio allunga gli artigli a traverso le sbarre della gabbia per ritener la carne che si tenta di levargli. Ma poscia si pentì, fece uno sforzo violento su sè stesso, e si contenne: indi si vide il sorriso arrotondare a poco a poco i lineamenti del suo viso sconvolto.
— Veniamo al fatto, diss’egli, la vostra ricevuta val danaro contante?
— Oh! mio Dio! sì, e se foste a Roma, la casa Thomson e French, su di una mia ricevuta non farebbe minor difficoltà a pagarvi di quel che fate voi a pagar me.
— Perdono, sig. conte, perdono!