— Può darsi ch’egli conosca voi senza che voi conosciate lui. Il sig. di Monte-Cristo conosce tutti: ecco la sua ricevuta. Fate come l’apostolo che non voleva credere, guardate e toccate. — Il sig. de Boville prese il foglio che gli presentò Danglars, e lesse:

«Ho ricevuto dal sig. barone Danglars la somma di cinque milioni e 900 mila fr., di cui egli si rimborserà a suo piacere sulla casa Thomson e French di Roma.»

«Conte di Monte-Cristo»

— In fede mia è vero! disse questi.

— Conoscete la casa Thomson e French?

— Sì, disse il sig. de Boville; ho fatto un’altra volta un affare di 200 mila fr. con questa, ma dopo non ne ho inteso più parlare.

— È una delle migliori case d’Europa, disse Danglars rigettando negligentemente sullo scrittoio la ricevuta di Monte-Cristo che aveva ritirata dalle mani di de Boville.

— Ed ei teneva così cinque milioni su voi; ma che! è un nababbo questo conte di Monte-Cristo?

— In fede mia egli non so che cosa sia; ma aveva tre crediti illimitati, uno su me, uno su Rothschild, e uno su Laffitte, e, aggiunse negligentemente Danglars, come vedete, ha dato a me la preferenza, lasciandomi centomila fr. per l’aggio del cambio.

Il sig. de Boville dette tutti i segni della più alta ammirazione. — Bisognerà che io vada a visitarlo, e che ottenga da lui qualche pia fondazione.