— No, disse il banchiere, sono ancora un poco ridicolo dopo l’affare di Benedetto, e faccio un tuffo.
— Bah! avete torto; è forse colpa vostra?
— Ascoltate, mio caro ricevitore, quando si porta un nome senza macchia come il mio, si è suscettibili.
— Tutti vi compiangono, siatene persuaso, e soprattutto si compiange madamigella vostra figlia.
— Povera Eugenia! fece Danglars con un profondo sospiro! saprete ch’ella entra in monastero? — No.
— Non è che disgraziatamente troppo vero. La dimane dell’avvenimento, ella ha risoluto partire con una religiosa sua amica, ed è andata a cercare un convento dei più severi in Italia o in Spagna.
— Oh! è terribile! — Ed il sig. de Boville si ritirò dopo questa esclamazione, facendo al padre mille complimenti di condoglianza. Ma non fu appena fuori, che Danglars, con una energia di gesto che potranno soltanto intendere quelli che hanno veduto rappresentare Robert Macaire da Frederick, gridò: — Imbecille!!! — E chiudendo la quietanza di Monte-Cristo in un piccolo portafogli. — Vieni a mezzogiorno, diss’egli, e a mezzogiorno, io sarò lontano.
Indi si chiuse a doppio giro di chiave, vuotò tutti i cassettini della cassa, riunì un 50 mila fr. in biglietti di banca, bruciò diverse carte, ne pose altre in evidenza, scrisse una lettera che sigillò e sulla quale mise per soprascritta:
«Alla signora baronessa Danglars.» — Questa sera, mormorò egli, io stesso la metterò sulla sua toletta.
Indi, cavando da un cassetto un passaporto: — Buono! diss’egli, è ancora valido per due mesi.