— Eran soli? — No, vi era con loro un terzo mio compagno, che senza dubbio era stato quello che avevali fatto fare conoscenza tra loro, un sartore chiamato Caderousse; ma questi era già ubbriaco. Aspettate...
— Che cosa?
— Come mai non me ne sono ricordato prima? sulla tavola ove essi bevevano stava un calamaio, della carta, e delle penne! Dantès battendosi colla mano la fronte esclamò: Oh! è così, fu là che si scrisse quella lettera. Oh! infami! oh infami!
— Volete voi ancora sapere qualche altra cosa? disse sorridendo Faria.
— Sì, sì, poichè voi approfondite tutto, poichè voi vedete chiaro in ogni cosa: vorrei sapere perchè non sono stato interrogato che una sola volta, perchè non ho avuto giudici e in qual modo sono stato condannato senza una sentenza.
— Oh! questo poi, disse Faria, è un affare un poco più grave; la giustizia qualche volta ha delle procedure che sembrano cupe e misteriose. Ciò che noi abbiamo fatto fin qui pei vostri nemici è uno scherzo da ragazzi, ora abbisognano maggiori schiarimenti per questo argomento.
— Vediamo, interrogatemi, perchè in verità voi vedete nella mia vita più chiaro di me.
— Chi vi ha interrogato? fu il procuratore del Re, il sostituto, o il giudice d’istruzione?
— Fu il sostituto. — Giovine o vecchio? — Giovine: tra i 27 ai 28 anni. — Bene, non ancora corrotto, ma ambizioso. Quali furono i modi che usò con voi?
— Amichevoli piuttosto che severi. — Gli avete voi raccontato tutto? — Tutto. — E i suoi modi si cambiarono mai durante l’interrogatorio? — Un momento si sono alterati allorquando lesse la lettera che mi metteva a rischio. Egli sembrò oppresso dalla mia disgrazia.