— Dalla vostra disgrazia? — Sì. — Siete ben sicuro che era per la vostra disgrazia che si affliggeva? — Egli per lo meno mi ha dato la più gran prova di simpatia.
— E quale? — Ha bruciato quel solo documento che poteva recarmi danno. — Qual fu questo documento? la denunzia?
— No, la lettera. — Ne siete ben sicuro? — Lo fece sotto i miei occhi. — Ora è un altro affare; quest’uomo potrebbe ancora essere uno scellerato maggiore di quel che avevo creduto prima. — Voi mi fate fremere, sul mio onore! disse Dantès. Il mondo dunque è popolato di tigri e di coccodrilli? — Sì, con questa differenza, che le tigri ed i coccodrilli a due gambe sono più pericolosi degli altri. Egli dunque, mi dicevate, ha bruciato quella lettera?
— Sì, dicendomi: «voi vedete, non esiste che questa prova contro di voi, ed io l’anniento.» — Questa condotta è troppo sublime per essere naturale. — Voi lo credete? — Ne sono sicuro. A chi era diretta quella lettera?
— Al Sig. Noirtier, strada Coq-Héron, N. 13, Parigi.
— Potete voi presumere che il vostro sostituto avesse qualche premura a far sparire quel foglio?
— Forse, perchè mi ha fatto promettere due o tre volte, egli mi diceva per mio pro, di non parlare ad alcuno di quella lettera; anzi mi ha fatto giurare di non pronunciar mai a chicchessia il nome che stava scritto sull’indirizzo.
— Noirtier! disse Faria, Noirtier! io ho conosciuto un Noirtier alla corte dell’antica regina d’Etruria, un Noirtier che nella rivoluzione era stato girondino. Come si chiamava il sostituto?
— De Villefort. — Faria scoppiò in una risata. Dantès lo guardò con stupore: — Che avete? domandò egli.
— Vedete questo raggio di sole? chiese Faria. — Sì.