— Perchè io son quello che salvò la vita a tuo padre, un giorno che voleva uccidersi come oggi il vuoi tu; perchè io sono quell’uomo che mandò la borsa alla tua giovane sorella, ed il Faraone al vecchio Morrel; perchè io sono Edmondo Dantès che ti ha fatto scherzare sulle sue ginocchia, quando eri fanciullo! — Morrel fece ancora un passo in addietro vacillante, anelante, soffocato, oppresso; indi d’un subito le sue forze lo abbandonarono, e, con un grido, cadde prosternato ai piedi di Monte-Cristo: poscia in quella ammirabile natura si fece un movimento di rigenerazione improvvisa e compiuta: si rialzò, balzò fuori della camera, e si precipitò nella scala gridando con tutta la forza della sua voce: — Giulia! Giulia! Emmanuele! Emmanuele!
Monte-Cristo volle slanciarsi a sua volta, ma Massimiliano si sarebbe piuttosto fatto uccidere che lasciare la maniglia della porta che tirava a sè il conte. Alle grida di Massimiliano, Giulia, Emmanuele ed alcuni domestici accorsero spaventati. Morrel li prese per le mani, e riaprendo la porta: — In ginocchio! gridò egli con voce soffocata dai singulti; in ginocchio! questi è il salvatore, questi è il benefattore di nostro padre! egli è..., stava per dire: egli è Edmondo Dantès! — Il conte lo fermò afferrandogli un braccio. Giulia si slanciò sulla mano del conte, Emmanuele lo abbracciò come un nume tutelare; Morrel cadde per la seconda volta alle sue ginocchia e battè colla fronte la terra. Allora l’uomo di bronzo sentì il suo cuore dilatarsi nel petto, un getto di fiamma divorante si partì dalla sua gola, e gli salì agli occhi, chinò la testa, e pianse.
Avvenne in questa camera, e per alcuni momenti, un concerto di lagrime e di gemiti sublimi. Giulia fu appena rimessa dalla profonda emozione che aveva provata, che balzò fuori della camera, discese un piano, corse alla sala con gioia ineffabile, e sollevò la campana di cristallo che ricopriva la borsa data dallo sconosciuto nella casa dei viali di Meillan. In questo mentre Emmanuele con voce interrotta diceva al conte: — Oh! sig. conte, come mai, sentendoci parlare così spesso del nostro sconosciuto benefattore, come mai vedendoci ricordare la sua memoria con tanta riconoscenza ed adorazione, come mai avete aspettato fino ad oggi per farvi riconoscere? Oh! questa è crudeltà verso di noi, ed oserei quasi dire, sig. conte, verso di voi medesimo.
— Ascoltate, amico mio, disse il conte, ed io posso chiamarvi così, poichè, senza che voi lo pensaste, siete amico mio da undici anni; la scoperta di questo segreto è stata la conseguenza di un grande avvenimento, che voi dovete ignorare. Dio mi è testimonio, che avrei desiderato tenerlo nascosto nel fondo del mio cuore per tutto il tempo della mia vita. Vostro fratello Massimiliano me lo ha strappato per mezzo di violenze di cui si pente, ne sono sicuro.
Indi vedendo Massimiliano che si era gettato in un angolo contro un sofà, restando però sempre in ginocchio:
— Vegliate su lui, soggiunse a bassa voce Monte-Cristo, stringendo in modo significativo la mano di Emmanuele.
— Perchè questo? domandò il giovine meravigliato.
— Non posso dirvi di più; ma vegliate su lui.
Emmanuele girò per la camera uno sguardo circolare, e scoperse le pistole di Morrel. I suoi occhi si fissarono spaventati su queste armi, ch’egli designò a Monte-Cristo, levando lentamente un dito alla loro altezza.
Monte-Cristo chinò la testa. Emmanuele fece un movimento verso le pistole: — Lasciate, disse il conte.