Indi andando da Morrel, lo prese per la mano; i movimenti tumultuosi che avevano per un momento scosso il cuore del giovine, avevan ceduto il posto ad uno stupore profondo. Giulia risalì, ella teneva in mano la borsa di seta, e due lagrime brillanti e gioiose le rilucevano sulle guance, come due gocce di mattutina rugiada.

— Ecco la reliquia, diss’ella; non crediate ch’essa mi sia men cara dopo che mi è stato rivelato il salvatore.

— Figlia mia, rispose Monte-Cristo arrossendo, permettetemi di riprendere questa borsa; dopo che voi conoscete i lineamenti del mio viso, non voglio essere ricordato alla vostra memoria che per mezzo dell’affezione che vi prego d’accordarmi.

— Oh! disse Giulia stringendo la borsa sul suo cuore, no, no, ve ne supplico, perchè un giorno potete lasciarci, perchè un giorno disgraziatamente, ci lascerete, non è vero?

— Ci avete indovinato, signora rispose Monte-Cristo sorridendo; fra otto giorni, avrò lasciata questa città, ove tante persone che avevano meritata la vendetta celeste vivevano felici, mentre mio padre moriva di fame e di dolore.

Annunziando la sua vicina partenza, Monte-Cristo teneva gli occhi fissi su Morrel, e notò che queste parole, avrò lasciata questa città, erano state dette senza togliere Morrel dal suo letargo; capì allora che bisognava sostenere un’ultima lotta col dolore del suo amico, e prendendo le mani di Giulia e di Emmanuele, ch’egli riunì stringendole fra le sue, disse loro colla dolce autorità di un padre:

— Miei buoni amici, vi prego di lasciarmi solo con Massimiliano. — Questo era un mezzo per Giulia di portar via questa preziosa reliquia, di cui Monte-Cristo dimenticava di parlare. Ella trascinò vivamente seco suo marito:

— Lasciamoli, diss’ella. — Il conte rimase solo con Morrel, che restava immobile come una statua.

— Vediamo, disse il conte toccandogli una spalla col suo dito di fiamma, Massimiliano, ritornate finalmente un uomo?

— Sì, perchè comincio nuovamente a soffrire.