— Mio Dio! gridò il giovine, che mi dite mai, conte, fate attenzione, forse non avete mai amato?

— Fanciullo! rispose il conte.

— Con amore, riprese Morrel, io m’intendo. Io sono soldato da che sono uomo, sono giunto fino ai 29 anni senza amare, perchè nessuna delle sensazioni che ho provato fin là merita di chiamarsi amore. Ebbene! a 29 anni ho veduto Valentina; dunque l’amo da quasi due anni; ho potuto leggere tutte le virtù di figlia e di donna scritte dalla mano stessa del Signore in quel cuore aperto per me come un libro. Conte, vi era per me, con Valentina, una felicità infinita, immensa, sconosciuta; una felicità troppo grande, troppo superiore a questo mondo, poichè questo mondo non me l’ha data; ciò è quanto dire che, senza Valentina, non vi è per me sulla terra che disperazione e desolazione.

— Io vi dico di sperare, ripetè il conte.

— State guardingo, allora, ripeterò io pure, disse Morrel, perchè voi cercate a persuadermi, e mi farete perdere la ragione; perchè mi fareste credere ch’io posso rivedere Valentina. — Il conte sorrise.

— Amico mio, padre mio, gridò Morrel, esaltato, state in guardia, vi ripeterò per la terza volta, poichè l’ascendente che prendete su di me mi spaventa: state in guardia sul senso delle vostre parole, perchè ecco qua, i miei occhi si rianimano, il mio cuore si riaccende e rinasce. State in guardia, perchè mi farete credere a cose soprannaturali. Io vi obbedirei se mi comandaste di rialzare la pietra sepolcrale della figlia della vedova; camminerei sulle onde come l’apostolo, se mi faceste segno colla mano di camminare sui flutti; state in guardia perchè io obbedirei!

— Spera, amico mio, ripetè il conte.

— Ah! disse Morrel ricadendo da tutta l’altezza della sua esaltazione nell’abisso della sua tristezza, ah! vi prendete giuoco di me: fate come queste buone madri, o per meglio dire, come queste madri egoiste che calmano con parole melliflue i dolori del fanciullo, perchè le sue grida le stancano. No, amico mio, no, io aveva torto di dirvi di stare in guardia, no, non temete di niente, seppellirò il mio dolore con tanta cura nel più profondo del petto, lo renderò così oscuro e segreto, che non avrete neppur la pena di compiangermi. Addio, amico mio; addio!

— Al contrario, disse il conte, da questo momento, Massimiliano, tu vivrai vicino a me, e con me, e non mi lascerai più, e fra otto giorni avremo lasciata dietro di noi la Francia.

— E mi dite sempre di sperare?