— Ti dico sempre di sperare, perchè so il mezzo di guarirti.

— Conte, voi mi rattristate anche di più, se è possibile: non vedete come resultato del colpo che mi percuote se non che un dolore sciocco, e credete consolarmi con un mezzo sciocco, un viaggio.

E Morrel scosse la testa con una sdegnosa incredulità.

— Che vuoi che ti dica? riprese Monte-Cristo. Ho fiducia nelle mie promesse, lasciami fare l’esperienza.

— Conte, voi prolungate la mia agonia, ecco tutto.

— Così, disse il conte, debole cuore che sei, non hai la forza di regalare al tuo amico qualche giorno per la prova che vuol tentare! Vediamo, sai di che cosa è capace il conte di Monte-Cristo? sai che egli comanda molte potenze terrestri? sai che egli ha abbastanza fede in Dio per ottenere dei miracoli da colui che ha detto che l’uomo colla fede, può sollevare una montagna? ebbene! questo miracolo che io spero, aspettalo, oppure...

— Oppure... ripetè Morrel.

— Oppure guardati, Morrel, ti chiamerò ingrato.

— Conte, abbiate pietà di me.

— Ho talmente pietà di te, Massimiliano, ascoltami bene, ho talmente pietà di te, che se non guarisci dentro un mese, giorno per giorno, ora per ora, rammenta bene le mie parole, Morrel, io stesso ti metterò davanti alla canna di due pistole cariche, o ad una tazza del più sicuro veleno d’Italia, di un veleno più infallibile, più pronto, credimi, di quello che ha uccisa Valentina.