— Ella è partita questa notte. — Per lasciarvi?
— Per aspettarmi... tienti dunque pronto a venirmi a raggiungere alla strada dei Campi-Elisi, e fammi uscire di qui senza che io sia veduto da alcuno. — Massimiliano abbassò la testa ed obbedì, come un fanciullo o come un apostolo.
CV. — LA DIVISIONE.
In questa casa della strada di San-Germano dei Prati, che Alberto de Morcerf aveva scelto per sua madre e per lui, il primo piano composto di un piccolo appartamento completo, era dato in fitto ad un personaggio molto misterioso.
Era un uomo di cui lo stesso portinaro non aveva mai potuto vedere il viso, sia che entrasse o che uscisse; poichè l’inverno immergeva il mento in una di quelle cravatte rosse che portano i cocchieri delle buone famiglie, quando aspettano i loro padroni all’uscita del teatro, e l’estate si soffiava sempre il naso, precisamente nel momento in cui avrebbe potuto esser veduto nel passare davanti al casotto del portinaro. Bisogna dirlo, contro tutte le abitudini in uso, quest’inquilino di casa, non era stato mai spiato da alcuno, poichè correva la voce che questo incognito nascondesse un individuo di alta posizione e che aveva le braccia lunghe, ciò fece rispettare le sue misteriose apparizioni.
Le sue visite erano ordinariamente ad epoche fisse, quantunque qualche volta fossero o anticipate o ritardate. Ma quasi sempre, inverno o estate che fosse, verso le quattro p. m. egli prendeva possesso del suo appartamento, ove non passava mai la notte. Nell’inverno una discreta serva accendeva il fuoco alle tre e mezzo, e questa aveva la sopraintendenza dell’appartamento: nell’estate la stessa serva preparava il ghiaccio alle tre e mezzo. Alle quattro come abbiam detto, entrava il misterioso personaggio.
Venti minuti dopo di lui, una carrozza si fermava davanti alla casa; una donna vestita di nero o di blu scuro, ma sempre avviluppata in un gran velo, ne discendeva, passava come un’ombra davanti al posto del portinaro, saliva la scala, senza che si sentisse scrocchiare un solo scalino sotto il suo piede leggero. Non era mai accaduto che le si fosse domandato dove andava. Il suo viso, come quello dello sconosciuto, era dunque perfettamente estraneo alle due guardie della porta; questi portinari modelli erano i soli, forse, dell’immensa confraternita dei portinari della capitale, che fossero capaci di una simile discrezione. Non fa mestieri di dire ch’ella non saliva più in alto del primo piano: picchiava ad una porta in un modo particolare; la porta si apriva, poi si richiudeva ermeticamente, e tutto era fatto.
Per uscire dall’appartamento, la stessa manovra che per entrarvi. La sconosciuta usciva per la prima, sempre velata, e risaliva nella sua carrozza, che alle volte partiva da una parte, alle volte da un’altra della strada; indi, venti minuti dopo, lo sconosciuto uscendo egli pure immerso nella cravatta, o nascosto nel fazzoletto spariva egli pure.
La dimane del giorno in cui il conte di Monte-Cristo aveva fatta la sua visita a Danglars, giorno in cui fu data sepoltura a Valentina, l’abitante misterioso entrò verso le dieci della mattina, invece di rientrare, come il solito, verso le quattro p. m. Quasi subito dopo, e senza conservare l’ordinario intervallo, giunse una carrozza di piazza e la dama velata salì rapidamente la scala. La porta si aprì e si chiuse. Ma prima ancora che la dama fosse entrata, ella aveva esclamato: — Oh! Luciano! oh amico mio! — Di modo che il portinaro, che senza volerlo aveva intese queste esclamazioni, seppe allora per la prima volta che il suo pigionale si chiamava Luciano; ma siccome era un portinaro modello, si promise di non dirlo neppure a sua moglie: — Ebbene! che c’è, mia cara amica? — domandò quello di cui la confusione e la fretta della dama velata avevan scoperto il nome al portinaro, — parlate, dite.
— Amico mio, posso contar su di voi?