— Certamente, e lo sapete bene; ma che c’è? il vostro biglietto di questa mattina mi ha gettato in una terribile perplessità. Questa precipitazione, questo disordine del vostro scritto; vediamo, tranquillatevi, o spaventate me pure del tutto!
— Luciano, un grande avvenimento! disse la dama fissando su Luciano uno sguardo scrutatore; il sig. Danglars è partito questa notte. — Partito il sig. Danglars! e dove è andato? — L’ignoro.
— Come! lo ignorate? è dunque partito per non ritornar più? — Senza dubbio! alle dieci di sera, i suoi cavalli lo hanno condotto alla barriera Charenton, là egli ha ritrovata una berlina di posta con i cavalli già attaccati, vi è montato dentro col suo cameriere, dicendo al cocchiere che andava a Fontainebleau.
— Ebbene! che dicevate dunque?
— Aspettate, amico mio; mi ha lasciata una lettera!
— Una lettera? — Sì, leggetela. — E la baronessa cavò dalla sua borsa una lettera dissigillata che presentò a Debray.
Debray, prima di leggerla, esitò un momento, come se avesse voluto tentare di indovinare ciò ch’essa conteneva, o piuttosto come se, qualunque fosse il contenuto, avesse già presa una risoluzione. Dopo qualche secondo le sue idee erano certamente fissate, perchè lesse. Ecco che cosa conteneva questo biglietto, che aveva gettato un così gran turbamento nel cuore della sig.ª Danglars.
«Signora e fedelissima sposa.»
Senza pensarvi, Debray si fermò e guardò la baronessa, che arrossì fino agli occhi: — Leggete, diss’ella.
Debray continuò.