«Quando riceverete questa lettera, non avrete più marito! Oh! non prendete l’allarme con troppo calore; non avrete più marito come non avete più figlia: vale a dire che sarò sopra una delle 30, o 40 strade che conducono fuori della Francia. Io vi debbo delle spiegazioni, e siccome siete donna da comprenderle benissimo, ve le darò. Attenta dunque! Questa mattina mi è sopraggiunto un rimborso di cinque milioni, ed io l’ho fatto: un altro quasi della stessa somma lo ha susseguito quasi immediatamente; l’ho aggiornato a domani, ed oggi parto per evitare questo domani, che sarebbe per me troppo pernicioso ad aspettarsi; capirete benissimo, signora e preziosissima sposa? Io dico capirete, perchè voi conoscete i miei affari tanto bene quanto me, li sapete anzi meglio di me; atteso che, se si trattasse di dire dov’è passata una buona metà delle mie ricchezze, non ha guari ancora rilevanti, io ne sarei incapace, mentre voi al contrario, ne son certo, ve ne caverete perfettamente. Poichè le donne hanno degli istinti di una sicurezza infallibile; esse spiegano, con un’algebra particolare che hanno inventato, anche il maraviglioso. Io che non conosco che le mie cifre, nulla ho più saputo dal giorno in cui le mie cifre mi hanno ingannato.
«Avete qualche volta ammirato la rapidità della mia caduta, signora? Siete rimasta un poco abbagliata da questa incandescente fusione delle mie verghe d’oro? ve lo confesso, non vi ho veduto che fuoco; speriamo che abbiate ritrovato un poco d’oro fra queste ceneri. Con questa consolante speranza mi allontano, signora e prudentissima sposa, senza che la mia coscienza mi rimproveri menomamente l’abbandonarvi: a voi restano degli amici, le ceneri di cui vi parlava, e, per colmo di felicità, la libertà, che mi affretto a restituirvi. Però, signora, è giunto il momento di porre in questo paragrafo una parola d’intima spiegazione. Fin che io ho sperato che voi lavoravate pel bene della nostra casa, per la fortuna di nostra figlia, ho chiusi gli occhi, ma siccome avete fatto della mia casa una vasta rovina, non voglio servire alla fondazione della fortuna degli altri: vi ho presa ricca, ma poco onorata. Perdonatemi di parlarvi con franchezza, ma siccome probabilmente non parlo che per noi due, non vedo il perchè dovrei foderare le mie parole. Ho aumentata la nostra fortuna, che per anni è andata sempre in aumento, fino al momento in cui, catastrofi sconosciute, inintelligibili anche per me, son venute a prendersela corpo a corpo, ed a rovesciarla, senza che io possa dire che vi sia stato menomamente colpa mia.
«Voi, signora, avete lavorato soltanto ad accrescere la vostra, e vi siete riuscita; io ne son moralmente convinto: vi lascio dunque come vi ho presa, ricca, ma poco onorata.
«Addio, io pure da questo giorno, lavorerò per conto mio. Credete a tutta la mia riconoscenza per l’esempio che mi avete dato, e che io seguirò.
«Vostro affezionatissimo marito.
«Barone Danglars»
La baronessa aveva seguito cogli occhi Debray, durante questa lunga e penosa lettura; ella aveva veduto, ad onta del suo potere ben conosciuto su di lui, il giovine cambiare una o due volte di colore. Quando ebbe finito ripigliò lentamente la lettera, e riprese la sua abitudine pensierosa:
— Ebbene? domandò la sig.ª Danglars con una ansietà facile a comprendersi.
— Ebbene! signora, ripetè macchinalmente Debray.
— Che idea v’ispira questa lettera?