Ed Alberto cavò da un piccolo portafogli con fermaglio d’oro (unico resto della sua antica galanteria, o fors’anche qualche tenero ricordo di una di quelle donne che battevano alla piccola porta) un biglietto di mille fr.
— Che cosa è questo? domandò Mercedès.
— Un biglietto di mille fr., madre mia.
— Ma di dove ti vengono questi mille fr.?
— Ascoltate, madre mia, ma non vi commovete troppo.
Ed Alberto si alzò, andò a baciare sua madre nelle guance, e si fermò a guardarla: — Voi non vi potete formare un’idea, madre mia, del come vi ritrovo bella! disse il giovine con un profondo amor filiale; siete in verità la più bella, come siete la più virtuosa delle donne che ho conosciute.
— Caro figlio, disse Mercedès, sforzandosi invano di trattenere una lagrima che le spuntava dal ciglio.
— In verità, non vi mancava che di divenire infelice per cambiare il mio amore in adorazione.
— Non sono infelice, fin che mi resta mio figlio, disse Mercedès; non sarò infelice fin che l’avrò.
— Ah! precisamente, disse Alberto; ma ecco ove comincia la prova, sapete ciò che abbiam convenuto?