— Sembra che debba essere un soggetto famoso, disse un altro, egli ha fatto di tutto... e nel genere grande... viene di laggiù, così giovine! Ah! è una cosa superba!... — E l’obbietto di questa schifosa ammirazione sembrava gustare gli elogi, o il vapore degli elogi, perchè non sentiva le parole.

Terminata la sua toletta, si avvicinò alla porta della cantina alla quale stava appoggiato il carceriere di guardia.

— Vediamo, signore, diss’egli, prestatemi venti fr., li riavrete ben presto; con me non si corre alcun rischio. Pensate che ho dei parenti che hanno più milioni di quel che voi avete danari... Vediamo, venti fr. ve ne prego, affinchè possa comprare un paio di pianelle ed una veste da camera. Io soffro orribilmente a stare sempre in abito e cogli stivali... che abito! signore, per un principe Cavalcanti.

Il guardiano gli voltò il dorso, e si strinse nelle spalle; egli non rise neppur di queste parole che avrebbero fatto ilare ogni altra fronte; perchè quest’uomo ne aveva intesi molti altri, o piuttosto aveva sempre udita la stessa cosa.

— Andate, signore, siete un uomo senza visceri, ed io vi farò perdere il vostro impiego. — Questa parola fece rivolgere il guardiano, che questa volta si lasciò sfuggire un gran scoppio di risa.

Allora i prigionieri si avvicinarono tutti, e fecero cerchio: — io vi dico, continuò Andrea, che con questa miserabile somma posso procacciarmi un abito ed una camera, affine di poter ricevere in un modo decente la visita illustre che aspetto da un momento all’altro.

— Egli ha ragione! ha ragione! dissero i prigionieri... Perdinci! si vede ben ch’è un uomo come si deve!

— Ebbene! prestategli voi altri venti fr.! disse il guardiano appoggiandosi sull’altra sua spalla colossale, forse che non dovete ciò ad un camerata?

— Non sono il camerata di costoro, disse orgogliosamente il giovine, non m’insultate, non avete questo diritto!

— Lo sentite? disse il guardiano con un sinistro sorriso, egli vi accomoda molto bene! prestategli dunque venti fr.!