— Io ritornerò domani, disse Bertuccio. — Andrea gli stese la mano, Bertuccio conservò la sua in saccoccia, solo vi fece risuonare alcune monete.
— Era quel che voleva dirvi, fe’ Andrea con un sorriso scomposto, ma soggiogato dalla strana tranquillità di Bertuccio.
— Mi sarei sbagliato? — disse a sè stesso nel montare in carrozza oblunga colle persiane di ferro, che viene volgarmente chiamata il paniere dell’insalata: — vedremo! così a domani, aggiunse egli voltandosi verso Bertuccio.
— A domani, rispose l’intendente.
CVII. — IL GIUDICE.
Si ricorderà il lettore che l’abate Busoni era rimasto solo con Noirtier nella camera mortuaria, e che il nonno ed il prete si eran costituiti i guardiani del corpo della giovinetta. Forse le esortazioni dell’abate, la sua dolce carità, la sua parola persuasiva avevan reso il coraggio al vecchio; poichè dal momento ch’egli aveva potuto conferire col prete, invece della disperazione che sulle prime si era impadronita di lui, tutto annunziava in Noirtier una grande rassegnazione, una calma grandemente sorprendente per tutti quelli che si ricordavano l’affezione profonda portata da lui a Valentina. Il sig. de Villefort non aveva più veduto il vecchio dalla mattina di questa morte. Tutte le persone di servizio erano state rinnovate, un altro cameriere era stato impegnato per lui, un altro servitore per Noirtier; due donne erano entrate al servizio della sig.ª de Villefort; tutti, perfino il portinaro ed il cocchiere offrivano visi nuovi che si erano eretti, per così dire, fra i diversi padroni di questa casa maledetta, ed avevano intercettate le relazioni di già molto fredde che v’erano fra di loro. D’altra parte le sedute si aprivano fra due o tre giorni, e Villefort, chiuso nel suo gabinetto, proseguiva con una febbrile attività la procedura ordita contro l’assassino di Caderousse. Quest’affare, come tutti quelli in cui Monte-Cristo si ritrovava immischiato, aveva fatto gran rumore nella società parigina. Le prove non erano convincenti, poichè si fondavano sopra alcune parole scritte da un forzato moribondo, antico compagno di galera di quello che veniva accusato, e che poteva accusare il suo compagno o per odio o per vendetta: si era formata la sola coscienza del magistrato; il procurator del Re aveva finito col dare a sè stesso la terribile convinzione, che Benedetto era colpevole, e ch’egli doveva cavare da questa difficile vittoria uno di quei godimenti di amor proprio, che sol potevano risvegliare un poco le fibre del suo cuore agghiacciato.
Il processo adunque s’istruiva, mercè il lavoro incessante di Villefort, che voleva con questo fare l’apertura delle vicine sedute. Per cui era stato obbligato di star ritirato più che mai, affin di evitare di rispondere alla prodigiosa quantità di domande che gli venivano indirizzate per ottenere dei biglietti d’udienza. E poi era scorso tanto poco tempo, da che la povera Valentina era stata trasportata nella tomba; il dolore della famiglia era ancora sì recente, che nessuno si maravigliava di vedere il padre così rigorosamente assorto nel suo dovere, cioè nell’unica distrazione ch’egli poteva provare nel dolore. Una sola volta, ed era la dimane del giorno in cui Benedetto aveva ricevuto una seconda visita da Bertuccio, nella quale questi aveva dovuto nominargli suo padre; la dimane di questo giorno, (domenica) una sola volta, dicevamo, Villefort aveva veduto suo padre: fu nel momento in cui il magistrato, infuocato dalla fatica, era disceso nel giardino del suo palazzo; e cupo, curvo sotto un implacabile pensiero, simile a Tarquinio quando faceva saltare in aria colla sua bacchettina le teste dei papaveri più elevati, il sig. de Villefort col suo bastone abbatteva i lunghi ed inariditi steli delle rose d’ogni mese che ergevansi lungo i viali, come spettri di quei fiori così brillanti nella stagione che era scorsa.
Già più d’una volta aveva percorso in lungo tutto il giardino, ed era giunto a quel famoso cancello che metteva sul recinto abbandonato, ritornando sempre per lo stesso viale, riprendendo sempre la sua passeggiata col medesimo passo e con lo stesso gesto, quando i suoi occhi si portarono macchinalmente verso la casa, nella quale sentiva scherzare rumorosamente suo figlio, ritornato dal collegio per passare la domenica ed il lunedì presso sua madre.
In questo movimento vide ad una delle finestre aperte, il sig. Noirtier, che si era fatto trascinare nel suo seggiolone fin contro questa finestra per goder degli ultimi raggi di un sole ancor caldo che salutava i fiori morenti dei volubili, e le foglie arrossite delle vergini viti che tappezzavano il muro ed oltrepassavano la finestra. L’occhio del vecchio era fisso sur un punto solo che Villefort non iscopriva che imperfettamente. Questo sguardo di Noirtier era così pieno di odio, così selvaggio, così ardente di impazienza, che il procuratore del Re, abile ad afferrare tutte le impressioni di questo viso che tanto ben conosceva, si allontanò dalla linea che percorreva, per vedere su qual cosa o su qual persona cadeva questo significativo sguardo. Allora vide, sotto un gruppo di tigli coi rami già quasi sguarniti, la sig.ª de Villefort che, assisa con un libro in mano, interrompeva di tempo in tempo la sua lettura per sorridere a suo figlio, o per ribalzargli la palla elastica, che ostinatamente lanciava dalla sala nel giardino. Villefort impallidì, poichè capì che cosa voleva dire il vecchio. Noirtier guardava sempre lo stesso soggetto; ma all’improvviso il suo sguardo si portò dalla moglie al marito, e Villefort stesso dovette allora soffrire l’attacco di quegli occhi fulminanti, che nel cangiare di oggetto, avean pure cambiato il linguaggio, senza tuttavolta perder niente della loro espressione minacciosa.
La sig.ª de Villefort, estranea a tutte queste passioni i cui fuochi incrociati passavano al di sopra della sua testa, riteneva in quel momento la palla a suo figlio, facendogli cenno di venirla a prendere con un bacio; ma Edoardo si fece pregare lungamente, la carezza materna non gli sembrava probabilmente una ricompensa sufficiente per l’incomodo che doveva prendersi; finalmente si risolvè, saltò dalla finestra nel mezzo di un cespuglio di vainiglie e di margherite regine, e corse alla sig.ª de Villefort colla fronte coperta di sudore: ella gli asciugò la fronte, posò le sue labbra su questo quasi avorio, e rimandò il fanciullo colla palla in una mano, e con un pugno di confetti nell’altra.