— Voi non rispondete, signora! gridò il terribile interrogatore: indi soggiunse, con un sorriso che spaventava ancor più della sua collera; è vero però che non negate!
Ella fece un movimento.
— E non potreste negarlo, aggiunse Villefort, stendendo la mano verso di lei come per afferrarla in nome della giustizia; avete compiti questi diversi delitti con una impudente furberia, ma che però non poteva ingannare le persone disposte per la loro affezione ad esser cieche sul vostro conto. Fin dalla morte della sig.ª de Saint-Méran, ho saputo che v’era un avvelenatore in casa mia, il sig. d’Avrigny me ne aveva prevenuto; dopo la morte di Barrois, Dio mi perdoni, i miei sospetti si son portati sopra un altro, sur un angelo! i miei sospetti, che anche quando non vi è delitto, vegliano incessantemente accesi nel fondo del mio cuore, ma dopo la morte di Valentina non vi è più alcun dubbio per me, signora, e non solo per me, ma ancora per altri; così il vostro delitto conosciuto ora da due persone, sospettato da molti, diventerà pubblico, e, come vi diceva or ora, non è più un marito che vi parla, è un giudice!
La giovane sposa nascose il viso fra le mani. — Oh! signore, ve ne supplico, non credete alle apparenze.
— Sareste vile? gridò Villefort con un accento di disprezzo. In fatto ho sempre notato che gli avvelenatori son sempre vili. Sareste vile, voi che avete avuto l’orribile coraggio di vedere spirare davanti ai vostri occhi due vecchi ed una giovanetta assassinata da voi?
— Signore! Signore!
— Sareste vile, continuò Villefort con una crescente esaltazione, voi che avete contati uno a uno i minuti di quattro agonie? voi che avete combinato i vostri disegni infernali, rimescolate le vostre infami bevande con una abilità ed una precisione sì miracolosa? Voi che avete sì ben calcolato tutto, avreste dimenticato di calcolare una cosa sola, vale a dire che potevate essere condotta alla rivelazione dei vostri delitti? Oh! questo è impossibile, ed avrete riserbato qualche veleno più dolce, più sottile, e più mortale degli altri, per isfuggire alla punizione che vi è dovuta... lo avrete fatto, almeno lo spero. — La sig.ª de Villefort si contorse le mani, e cadde in ginocchio. — Lo so bene.... lo so bene, disse egli, confessate; ma la confessione fatta ai giudici, la confessione fatta nell’ultimo momento, la confessione fatta quando non si può più negare, è una confessione che non diminuisce niente la punizione che essi infliggono al colpevole!
— La punizione! gridò la sig.ª de Villefort, signore! avete pronunziato due volte questa parola!
— Senza dubbio. Forse che per essere quattro volte colpevole avete creduto di sfuggirla? forse che per essere la moglie di quello che domanda la punizione degli altri rei, avete creduto che la vostra punizione non vi sarebbe stata? No! signora, no! Chiunque sia, il patibolo aspetta l’avvelenatore, se soprattutto, come vi diceva poco fa, l’avvelenatore non ha avuto la cura di conservare per sè qualche goccia del suo più sicuro veleno. — La sig.ª de Villefort mandò un grido selvaggio, e lo schifoso ed indomabile terrore invase i suoi lineamenti scomposti. — Oh! non temete il patibolo, signora, disse il magistrato, se mi avete ben capito dovete avere capito che non potete morire sopra un patibolo. — No, io non ho capito; cosa volete dire? balbettò la disgraziata donna completamente atterrata.
— Voglio dire, che la moglie del primo magistrato della capitale non macchierà colla sua infamia un nome rimasto senza macchia, e non disonorerà nel medesimo tempo suo marito e suo figlio.