— No! oh! no? — Ebbene! signora, questa sarà una buona azione per parte vostra, ed io ve ne ringrazio.

— Mi ringraziate, e di che? — Di ciò che avete detto.

— E che cosa ho io detto? ho perduto la testa; non comprendo più niente, mio Dio! mio Dio! — Ed ella si alzò coi capelli sparsi, e le labbra schiumose. — Voi avete risposto, signora, a quella interrogazione che vi ho fatta entrando qui; dove avete il veleno di cui d’ordinario vi servite? — La sig.ª de Villefort alzò le braccia al cielo, e battè convulsivamente le mani l’una contro l’altra: — No, no, vociferò ella; no, voi non volete questo.

— Ciò che io non voglio, signora, si è che compariate al patibolo, capite? rispose Villefort.

— Oh! signore, grazia!

— Ciò che io voglio, è che sia fatta giustizia. Io sono sulla terra per punire, signora, aggiunse egli con uno sguardo fiammeggiante, e tutt’altra donna, fosse ancora una regina, io la manderei al carnefice; ma per voi sarò misericordioso: vi ho detto: non avete voi, signora, conservato qualche goccia del vostro veleno più dolce, più pronto, più sicuro?

— Oh! perdonatemi, signore, lasciatemi vivere!

— Ella è vile, disse Villefort. — Pensate che son vostra moglie! — Io penso che voi siete un’avvelenatrice. — In nome del cielo!.... — No! — In nome dell’amore che avete avuto per me! — No! no!

— In nome di nostro figlio! ah! lasciatemi vivere!

— No! no! no! vi dico; se vi lascio vivere, verrà un giorno che ucciderete lui come tutti gli altri.