— Nella loro applicazione no, nei loro principi sì; l’imparare non è lo stesso che sapere, vi sono gli eruditi e gli scienziati, la memoria forma i primi, la filosofia i secondi.
— Ma la filosofia non si può imparare?
— La filosofia non s’impara, la filosofia è la riunione delle scienze imparate al genio che le applica.
— Vediamo, disse Dantès, che cosa m’insegnerete per primo? ho smania di cominciare, ho sete di scienza.
— Tutto! disse Faria. — Infatto fin da quella sera i due prigionieri stabilirono un disegno di educazione che cominciò ad essere messo in esecuzione il giorno dopo. Dantès aveva una memoria prodigiosa, una estrema facilità di concetto; la disposizione matematica del suo spirito lo rendeva atto a comprender tutto per mezzo del calcolo, nel mentre che la poesia del marinaro correggeva quanto poteva esservi di troppo materiale nella dimostrazione ridotta all’aridità delle cifre e alla precisione delle linee. D’altra parte sapeva già l’italiano e un poco l’arabo che aveva imparato viaggiando in Oriente. Con queste due lingue, imparò ben presto il meccanismo di tutte le altre, ed in capo a sei mesi principiò a parlare l’inglese ed il tedesco. Come lo aveva detto a Faria, sia che la distrazione procuratagli dallo studio gli tenesse luogo di libertà, sia ch’egli fosse, come abbiamo già veduto, rigido osservatore della sua parola, Dantès non parlava più di fuggire; e le giornate per lui passavano rapide ed istruttive. In capo a un anno era già un altro uomo. Quanto a Faria, Edmondo osservava che, ad onta della distrazione arrecata con la presenza di lui alla sua prigionia, diventava ogni giorno più tetro; un pensiero incessante ed eterno sembrava occuparne lo spirito; era preso da profonde distrazioni, si alzava ad un tratto, incrocicchiava le braccia e passeggiava meditabondo intorno al carcere. Un giorno si fermò ad un tratto nel mezzo di uno dei cerchi le cento volte ripetuti e descritti intorno alla sua camera, e gridò: — Ah! se non vi fosse la sentinella.
— Non vi sarà sentinella quando voi non la vorrete, disse Dantès, che aveva seguito il suo pensiero attraverso la teca del suo cervello, come attraverso una bottiglia di cristallo.
— Ah! ve l’ho detto: mi ripugna l’idea d’un omicidio. — E frattanto quest’omicidio, se venisse commesso, lo sarebbe per istinto della nostra conservazione, per un sentimento di difesa personale. — Non importa... io non saprei... — Ciò nonostante voi ci pensate? — Senza posa, senza posa, mormorò Faria. — Ed avete ritrovato un mezzo, n’è vero? domandò vivamente Dantès. — Sì, se potesse accadere che mettessero di guardia una sentinella sorda e cieca.
— Ella sarà cieca, ella sarà sorda, rispose il giovine con un accento di risoluzione che spaventò Faria.
— No, no, gridò egli, è impossibile.
Dantès volle trattenerlo sopra questo argomento, ma Faria scosse la testa, e si ricusò di continuare a rispondere, e dopo ciò passarono ancora altri tre mesi.