— Ma, signore, centomila fiorini...

— Ah! l’è una cosa seria, cara fanciulla, disse Cornelio. Centomila fiorini saranno una bella dote alla vostra bellezza; voi li avrete i centomila fiorini, perchè sono sicuro dei miei talli. Voi li avrete dunque, mia cara Rosa, e non vi domando in contraccambio che la promessa di sposare un bravo giovine, che vi ami quanto io amai i fiori. Non m’interrompete, o Rosa, ho pochi minuti più...

La povera figlia soffocava i suoi singulti. Cornelio le prese la mano.

— Ascoltatemi, continuò egli; ecco come farete. Prenderete della terra del mio giardino di Dordrecht; chiederete a Butruysheim mio giardiniere del terriccio della mia casella n.º 6; vi pianterete in una cassetta profonda questi tre talli, che fioriranno nel maggio prossimo, che è quanto dire tra sette mesi; e quando vedrete il fiore nel suo boccio, passate le notti a guarantirlo dal vento, il giorno a salvarlo dal sole. Il fiore sarà nero, ne sono sicuro. Allora farete prevenire il presidente della società di Harlem, che farà constatare dal consiglio il colore del fiore, e vi saranno contati i centomila fiorini.

Rosa gettò un gran sospiro.

— Adesso, disse Cornelio, asciugandosi una lacrima affacciatasi all’orlo della sua palpebra e che era tributata più a quel maraviglioso tulipano nero che non doveva ormai vedere, che alla vita ch’ei doveva lasciare, io non desidero più niente se non che il tulipano si chiami Rosa Barlaeensis, cioè che richiami al tempo stesso il vostro nome e il mio; e non sapendo voi punto di latino, facilissimamente vi potreste dimenticare di tali parole, fate che io abbia un apis e della carta, che ve le scrivo.

Rosa singhiozzando forte, porsegli un libro rilegato in sommacco, che portava le iniziali C. W.

— Che cosa è? domandò il prigioniero.

— Ahimè! rispose Rosa, è la Bibbia del vostro compare Cornelio de Witt, in cui attinse la forza di subire la tortura e di ascoltare senza impallidire la sua sentenza. L’ho trovata in questa stanza dopo la morte del martire e la conservo come una reliquia; ve l’avevo oggi portata, perchè mi pareva che questo libro avesse in sè questa forza tuttaffatto divina. Voi non avete avuto bisogno di questa forza che Dio vi ha concessa. Che sia lodato! scriveteci sopra ciò che avete da scrivere e, per quanto io abbia la disgrazia di non saper leggere, sarà fatta la vostra volontà.

Cornelio prese la Bibbia e la baciò rispettosamente, dicendo: