Era lo stesso che mettere il denaro a mille per uno, onde bisogna convenire che era molto bene allogato.

Il boia dal canto suo non aveva niente o quasi niente a fare per guadagnare i suoi cento fiorini; solamente doveva a esecuzione finita lasciar montare il bravo Boxtel sul palco col suo servo per raccogliere gli esanimi avanzi del suo amico.

La cosa del resto era in uso tra i fedeli, quando uno dei loro maestri moriva pubblicamente sul Buitenhof. Un fanatico, com’era Cornelio, poteva aver bene un altro fanatico, il quale desse cento fiorini per le sue reliquie.

Però il boia accondiscese alla proposizione. Non aveva premesso che una condizione: di essere pagato avanti.

Boxtel, come tutti coloro che entrano nella baraonda della fiera, poteva non essere contento e per conseguenza non voler pagare che alla consegna; ma pagò avanti, e aspettò.

Giudichi ognuno da questo, se Boxtel fosse agitato, se invigilasse guardie, cancelliere, esecutore, e se lo inquietassero i movimenti di Van Baerle. Come si aggiusterebbe sul ceppo? Come cadrebbe? Cadendo non potrebbe schiacciare l’inestimabili talli? Avrebbe avuto la cura di chiuderli in una scatoletta d’oro, exempli grazia essendo l’oro il più duro di tutti i metalli?

Noi lascieremo di descrivere l’effetto prodotto sopra questo degno mortale per l’ostacolo sopravvenuto alla esecuzione della sentenza. A che dunque il boia perdeva il suo tempo a sventolare la sua spada così al disopra della testa di Cornelio invece di troncarla? Ma quando vide il cancelliere prendere la mano del condannato, rialzarlo tirando fuora di tasca una pergamena; quando intese la lettura pubblica della grazia accordata dallo Statolder, Boxtel non fu più un uomo. La rabbia del tigre, del jena e del serpente schizzò da’ suoi occhi, dal suo grido, dal suo gesto; se egli fosse stato a portata di Van Baerle, sarebbesi gettato su lui e avrebbelo assassinato.

Così dunque Cornelio vivrebbe, e andrebbe a Loevestein; là nella sua prigione porterebbe i talli e troverebbevi un giardino, dove potrebbe far fiorire il tulipano nero.

Sonvi certe catastrofi che la penna di un povero scrittore non possono descrivere, e che egli è costretto lasciarle alla imaginazione de’ suoi lettori in tutta la semplicità del fatto.

Boxtel scornato cadde dal suo muricciuolo sopra alcuni orangisti scontenti come lui dal giro che andava a prendere l’affare, i quali pensando che i gridi cacciati dal bravo Isacco fossero gridi di gioia, lo gratificarono di pugni di tutto carato, i quali certo non sarebbero stati meglio consegnati al di là dello stretto.