— Un tempo, rispose Rosa, me li facevo leggere da qualche amica, e ciò mi divertiva assai; ma da poco in qua, a che prò perdere il suo tempo a sentire tante sciempiaggini? da poco in qua le brucio.

— Da poco in qua? esclamò Cornelio con occhio a un tempo confuso tra la gioia e l’amore.

Rosa abbassò gli occhi fattasi rossa di maniera che non vide accostarsi le labbra di Cornelio che s’imbatterono ohimè! nella graticola; ma che malgrado quell’ostacolo inviarono fino alle labbra della giovinetta il soffio ardente del più tenero bacio.

A quella vampa che arse le sue labbra, Rosa divenne tanto pallida, più pallida forse che non l’era stata al Buitenhof il giorno della esecuzione. Ella cacciò un gemito lamentevole, chiuse i suoi begli occhi e se ne fuggì col cuore palpitante, sforzandosi invano di comprimere sotto la mano i palpiti del suo cuore.

Cornelio rimasto solo contentossi di aspirare il dolce profumo dei capelli di Rosa, rimasto come prigioniero tra le sbarre.

Erasi Rosa così precipitosamente ritirata, che avea dimenticato di rendere a Cornelio i tre talli del tulipano nero.

XVI Maestro e Scolara.

Quel buonuomo di Grifo, come si è visto, era ben lungi di divider la buona volontà di sua figlia verso il battezzato di Cornelio de Witt.

Non aveva che cinque prigionieri al Loevestein; l’incarico di carceriere non era dunque difficile a disimpegnarsi, e l’ergastolo era una specie di riposo accordato alla sua età.

Ma nel suo zelo il degno carceriere aveva ingigantito con tutta la potenza della sua immaginazione l’officio statogli imposto. Per lui Cornelio aveva preso la proporzione gigantesca di un delinquente di prima classe; ed era in conseguenza per lui divenuto il più pericoloso de’ suoi prigionieri. Sorvegliava ogni suo movimento e lo lasciava sempre con viso crucciato, facendogli portare la pena, com’egli diceva, della sua orribile ribellione contro il clemente Statolder.