— E me lo promettete?

— Ve lo giuro!

— Bene, Rosa! grazie, cara Rosa! Oh! dunque ogni contentezza mi viene da voi!

E siccome le labbra di Van Baerle ravvicinavansi alla graticola col medesimo ardore della sera innanzi, e che d’altronde era giunta l’ora di ritirarsi, Rosa allontanò la testa e allungò la mano.

In quella mano gentile, di cui la birichina aveva una cura tutta particolare, era il tallo. Cornelio le baciò la punta delle dita; e perchè? Perchè forse quella mano teneva il gran tulipano nero? Perchè forse era la mano di Rosa?

Lasciamo ciò a indovinare ai più sapienti di noi. Rosa si ritirò con gli altri due talli, che serrava contro il suo petto.

Ma serravali contro il suo petto, perchè fossero i talli del gran tulipano nero, o perchè fossero di Cornelio Van Baerle?

Questo punto, a nostro credere, sarà più facilmente spiegabile dell’altro. Comunque fosse, a partire da questo momento la vita divenne dolce e piena pel prigioniero. Abbiamo visto che Rosa aveagli restituito un tallo.

Ogni sera ella portavagli una manciata di terra della porzione del giardino, la quale egli aveva ritrovata migliore, e che difatti era eccellente.

Una larga brocca abilmente da Cornelio sboccata davagli una favorevole profondità; empilla a metà e mescolò la terra portata da Rosa con un po’ di poltiglia di fiume, ch’ei fece seccare e che fornigli un eccellente terriccio.