All’indomani, come abbiamo detto, Rosa tornò con la Bibbia di Cornelio de Witt.
(Il Tulip. Nero) (pag. 151)
IL TULIPANO NERO
PARTE SECONDA.
I Primo Tallo.
All’indomani, come abbiamo detto, Rosa tornò con la Bibbia di Cornelio de Witt.
Allora cominciò tra il maestro e la scolara una di quelle scene piacevoli che fanno la gioia dei romanzieri quando abbiano la fortuna che si abbattino sotto la loro penna.
La graticola, sola apertura che servisse di comunicazione ai due amanti, l’era troppo alta perchè persone che finallora eransi contentate di leggersi sul viso tutto ciò che aveano a dirsi, potessero comodamente leggere sul libro che Rosa aveva portato.
In conseguenza la giovinetta dovè appoggiarsi alla graticola, con la testa piegata, col libro all’altezza del lume, che ella teneva con la diritta, e che per riposarla un poco Cornelio, immaginò di fissare con un fazzoletto a una traversa di ferro. D’allora Rosa potè seguire con un dito sul libro le lettere e le sillabe che facevale rilevare Cornelio, il quale provvisto di un filo di paglia a guisa d’indicatore designava le lettere da un buco della graticola alla sua attenta scolara.
Il chiarore del lume rischiarava i ricchi colori di Rosa, il suo occhio turchino e profondo, le sue bionde trecce sotto la cuffietta d’oro brunito, che, come abbiamo detto, serve di acconciatura alle Frisone; le sue dita tese da cui il sangue scendeva, prendevano un tuono pallido rosa risplendente dicontro al lume e indicante la vita misteriosa, che vedesi circolare sotto le carni.
L’intelligenza di Rosa sviluppavasi rapidamente sotto il contatto vificatore dello spirito di Cornelio; e quando la difficoltà compariva troppo ardua, gli occhi spinti negli occhi, le ciglia a contatto delle ciglia, i capelli congiunti ai capelli, tramandavano tali elettriche scintille capaci di rischiarare le tenebre stesse dell’idiotismo.