Cornelio corse alla finestra e l’aperse; parvegli che la vita, la gioia e quasi la libertà entrassero con i raggi del sole nell’oscura sua stanza.
Fioriavi l’amore e con lui fioriva attorno al prigioniero ogni cosa: l’amore, fiore celeste ben’altrimenti profumato di tutti i fiori terreni.
Quando Grifo entrò nella stanza di Van Baerle invece di trovarlo mesto e coricato come gli altri giorni, trovollo alzato, e cantante un’arietta di un’opera.
— Ohè! fece Grifo.
— Stamani come va? disse Cornelio.
Grifo lo guardò in cagnesco.
— Il cane, il signor Giacobbe, la nostra bella Rosa, stanno tutti bene?
Grifo digrignò i denti e tagliò corto, rispondendo:
— Eccovi la vostra colezione.
— Grazie, amico Cerbero; viene a tempo, che ho una gran fame.