— Zitta, cattivella.
E Cornelio potè prendere le dita della giovanetta, il che se non fece cambiar di conversazione, fece almeno succedere il silenzio al dialogo.
Quella sera Cornelio fu il più felice dei mortali. Rosa lasciogli la sua mano per quanto egli volle, e lasciollo parlare a suo piacere del tulipano.
A partire da questo momento ciascun giorno apportava un progresso nel tulipano e nell’amore dei due giovani. Una volta eransi aperte le foglie, un’altra erasi sbocciato il fiore.
A questa nuova la gioia di Cornelio fu grande, e le sue dimande succedevansi con una rapidità che testimoniavano la loro importanza.
— Sbocciato! esclamò Cornelio, sbocciato?
— È sbocciato, ripete Rosa.
Cornelio si sentì mancare dalla gioia, e fu costretto ad attenersi alla ferriata.
— Ah! Dio mio! esclamò.
Poi rivolgendosi a Rosa: