— Le ha vostro padre; il vostro infame padre, quel che mi schiacciò il mio primo tallo di tulipano. Ah! miserabile, miserabile! è complice di Giacobbe.
— Sommesso, sommesso, in nome del cielo!
— Oh! se non mi aprite, o Rosa, gridò Cornelio farnetico di rabbia, sfondo la graticola e ammazzo quanti incontro nella prigione.
— Amico mio, per pietà!
— Vi dico, o Rosa, che pietra per pietra demolirò la prigione.
E il disgraziato con le sue due mani, la cui forza era raddoppiata dalla collera, conquassava con gran fracasso la porta, e tramandava tal gridi disperati, che tuonavano fino in fondo allo spirale sonoro della scala.
Rosa spaventata procurò ma invano di calmare quella furiosa tempesta.
— Vi dico che ammazzerò l’infame Grifo, urlò Van Baerle; vi dico che verserò il suo sangue, che lui ha versato quello del mio tulipano nero.
L’infelice cominciava a dar la volta al cervello.
— Oh! sì, diceva Rosa palpitante, sì, sì, ma calmatevi; sì, prenderò le sue chiavi, sì, sì, vi aprirò; ma calmatevi, mio Cornelio.