Solamente in grazia del suo calessino era già quattro leghe avanti a Rosa e al navicellaio.
Mentrechè Grifo figuravasi Rosa tremante, o borbottante in camera sua, Rosa guadagnava terreno.
Nessuno fuorchè il prigioniero non eravi dunque che non avesse la credenza di Grifo.
Rosa compariva così poco da suo padre dacchè erasi messa intorno al tulipano, che solamente all’ora di desinare, cioè a mezzogiorno, Grifo si accorse misurando il suo appetito, che sua figlia bronciava un po’ troppo.
La fece chiamare da un suo porta chiavi; siccome costui discese annunziando che aveala cercata e chiamata invano, risolvette di cercarla e chiamarla da sè.
Cominciò con andare diretto alla di lei camera; ma ebbe un bel picchiare, Rosa non rispose nè punto nè poco.
Fu fatto venire il guardaroba della fortezza, il quale aprì la porta, ma Grifo non vi trovò Rosa, come Rosa non vi aveva trovato il tulipano.
In questo stesso momento Rosa entrava a Rotterdam; e perciò Grifo non poteala trovare in cucina, come non l’aveva trovata in camera; non poteala trovare in giardino come non l’aveva trovata in cucina.
Che si giudichi della collera del carceriere, quando avendo fiutato ogni angolo seppe che sua figlia aveva preso a vettura un cavallo, e come Bradamante e Clorinda erasene partita da vera venturiera, senza dire ove si dirigesse.
Grifo risalì furibondo da Van Baerle, lo ingiuriò, lo minacciò, sgominò tutto il di lui meschino mobiliare, promisegli l’ergastolo, promisegli la prigione sotterra, promisegli la fame e le bastonate.