Cornelio senza neppure dargli retta, lasciavasi maltrattare, ingiuriare, minacciare, impassibile, silenzioso, disensito, insensibile a ogni emozione, morto a ogni paura.

Dopo aver cercato di Rosa in ogni cantuccio. Grifo cercò di Giacobbe; e non trovandolo al pari di sua figlia, sospettò all’istante che glie l’avesse involata.

Frattanto la giovinetta dopo aver fatto una fermata d’un paio d’ore a Rotterdam, erasi rimessa in cammino. La stessa sera pernottò a Delft, e la mattina seguente arrivò a Harlem quattro ore dopo di Boxtel.

Rosa si fece subito condurre dal presidente della società orticola, messer Van Herysen.

Trovò quel degno cittadino in una situazione, che non ci permettiamo di passarla senza dipingere, per non mancare a tutti i nostri doveri di pittore e di storico.

Il presidente redigeva un rapporto al comitato della società.

Tale rapporto era in gran foglio e nel migliore scritto che potesse fare il presidente.

Rosa fecesi annunziare sotto il suo semplice nome di Rosa Grifo; ma questo nome per sonoro che fosse, era sconosciuto al signor presidente, il perchè Rosa non fu ammessa. È difficile forzare le consegne in Olanda, paese delle dighe e delle chiuse.

Ma Rosa non si sconcertò per questo; erasi imposta una missione ed aveva giurato a se stessa di non lasciarsi abbattere nè dai rabbuffi, nè dalle brutalità, nè dalle ingiurie.

— Annunziate al signor Presidente, ella disse, che gli vengo a parlare del tulipano nero.