Queste parole non meno magiche delle famose: sèsamo, apriti, delle Mille e una notte, servironle di passaporto. Mercè queste parole penetrò fin nello scrittoio del presidente Van Herysen, che ella trovò galantemente che veniva ad incontrarla.

Era un piccolotto, sciugnolo, rappresentante precisamente il gambo di un fiore, la cui testa formasse il calice; due braccia ondulanti e pendenti simulanti la doppia foglia oblunga del tulipano; un certo tentennìo, che eragli abituale, completava la sua rassomiglianza con quel fiore, quando piegasi sotto il soffio del vento.

Abbiamo detto che chiamavasi Van Herysen.

— Signorina, esclamò egli, venite da parte del tulipano nero?

Pel signor presidente della società orticola il Tulipano nero era una potenza di primo ordine, che poteva bene nella sua qualità di regina dei tulipani inviare ambasciatori.

— Sì, signore, rispose Rosa, vengo per lo meno a parlarvi di lui.

— Sta bene? fece Van Herysen con un sorriso di tenera venerazione.

— Ahimè! disse Rosa, non lo so, o signore.

— Come! sarebbegli accaduto qualche disgrazia?

— Ben grande, signore, ma non a lui, a me.