Forse l’accento di Rosa cominciava ad ispirare un certo convincimento nel cuore di Van Herysen, che si preparava a risponderle più dolcemente; quando un grande strepito fecesi sentire nella strada, che pareva puramente e semplicemente che fosse un aumento del frastono, cui Rosa aveva già inteso, ma senza attaccarvi importanza nessuna, a Groote Markt, e che non aveva avuto la forza di astrarla dalla sua fervente preghiera.

Ardenti acclamazioni scossero la casa. Van Herysen porse le orecchie attente a queste acclamazioni, le quali dapprima non erano state neppure uno strepito per Rosa, ed ora erano per lei un semplice strepito ordinario.

— Che cosa è questa, esclamò il sindaco, che cosa è questa? Sarebbe mai possibile! Che io abbia inteso bene!

E precipitossi verso la sua anticamera senza più guardare a Rosa che lasciava nel suo scrittoio.

Van Herysen appena giunto nell’altra stanza cacciò un gran grido, scorgendo lo spettacolo della sua scala invasa fino al vestibolo.

Accompagnato, o piuttosto seguito dalla moltitudine, un giovine vestito semplicemente di vellutello violetto ricamato in argento saliva con nobile lentezza li scalini di pietra, lucenti di bianchezza e di nettezza.

Dietro a lui venivano due officiali, uno di marina e l’altro di cavalleria.

Van Herysen facendosi largo tra i domestici spaventati, venne a inchinarsi, a prosternarsi quasi davanti il nuovo arrivato, che cagionava tutto questo rumore.

— Mio Signore, esclamò, mio Signore! Come? l’Altezza Vostra da me! Onore impareggiabile sempre per la mia umile abitazione!

— Caro Van Herysen, disse Guglielmo d’Orange con una serenità che in lui teneva luogo di sorriso, io sono un vero olandese, vedete; amo l’acqua, la birra e i fiori, e qualche volta pure il formaggio, di cui fanno tanto conto i Francesi; tra fiori quelli che io preferisco, sono naturalmente i tulipani. Ho udito dire a Leida che la città di Harlem possedeva finalmente il tulipano nero, e dopo essermi assicurato la cosa esser vera, quantunque incredibile, vengo a chiederne novella al presidente della società di orticoltura.