— Un de Witt! esclamò Boxtel. Oh! mio Signore, lo conoscete pur troppo, dacchè gli faceste grazia della vita.

— Silenzio, disse il principe. Tutte queste cose di Stato, l’ho già detto, non interessano punto la società orticola di Harlem.

Poi aggrottando il sopracciglio:

— Quanto al tulipano, siate tranquillo, signor Boxtel; sarà fatta giustizia.

Boxtel col cuore pieno di gioia fece un inchino, e ricevette le congratulazioni del presidente.

— Voi, ragazza, continuò Guglielmo d’Orange siete caduta in un grave delitto, di cui non già punirò voi; ma il vero colpevole la pagherà per tutti e due. Un nomo del suo calibro può cospirare, tradire ancora... ma non mai rubare.

— Rubare! esclamò Rosa, rubare! lui, Cornelio! Oh! Signor mio, non lo dite; ei morrebbe, se ascoltasse le vostre parole! che le vostre parole ucciderebberlo più sicuramente che non fece la scure del boia sul Buitenhof. Se v’è furto, mio Signore, quest’uomo, ve lo giuro è il ladro.

— Provatelo, disse freddamente Boxtel.

— Ebbene, sì. Coll’aiuto di Dio lo proverò, disse la Frisona con molta energia. Poi voltatasi a Boxtel:

— Il tulipano era vostro?