— Continuate, disse il principe a Boxtel.

— Non ho altro a dire, seguitò costui, Vostra Altezza sa tutto. Ora ecco ciò che io non voleva dire per non fare arrossire questa fanciulla della sua ingratitudine. Sono andato a Loevestein, perchè i miei affari mi vi richiamavano; hovvi fatto conoscenza col vecchio Grifo, sonomi innamorato di sua figlia, l’ho chiesta in moglie e, come io non era ricco, le ho confidato la mia speranza di conseguire cento mila fiorini; e per giustificare questa mia speranza, le ho mostrato il tulipano nero. Allora, siccome il suo amante, a Dordrecht per dare la polvere negli occhi su i complotti che ei tramava, affettava coltivare tulipani, ambedue hanno macchinato la mia perdita. La vigilia della fioritura del fiore, il tulipano mi fu involato da questa ragazza, portato in camera sua, donde ho avuto la fortuna di riprenderlo al momento in cui ella aveva l’audacia di spacciare un espresso per annunziare ai signori Membri della società di orticoltura, che aveva trovato il gran tulipano nero; ma la non si è discreduta per questo. Senza dubbio, le poche ore che lo ha tenuto in camera sua, avrallo mostrato a qualcheduno che chiamerà in testimonio? Ma fortunatamente, mio Signore, eccovi prevenuto contro questa intrigante e contro i suoi testimoni.

— Oh! mio Dio! mio Dio! Oh! profferì Rosa lacrimando e gettandosi ai piedi dello Statolder, che per quanto la stimasse colpevole, sentiva pietà della di lei terribile angoscia.

— Voi avete male operato, o ragazza diss’egli, e il vostro amante sarà punito per avervi così consigliata; perchè siete così giovane e avete l’aria così buona, che mi giova credere che il male venga da lui e non da voi.

— Mio Signore, mio Signore! esclamò Rosa, Cornelio non è colpevole.

Guglielmo fece un movimento.

— Non colpevole di avervi consigliata. Volete dir questo, non è vero?

— Io voglio dire, mio Signore, che Cornelio non è colpevole tanto del primo che del secondo delitto, che gli si vuole imputare.

— Del primo? E sapete voi qual sia il suo primo delitto? Sapete voi di che sia stato accusato e convinto? D’avere, come complice di Cornelio de Witt, conservata la corrispondenza del gran pensionario e del marchese di Louvois.

— Ebbene, mio Signore, egli ignorava di essere detentore di tale corrispondenza; la ignorava completamente. Eh! mio Dio! me l’ha detto lui. Quel cuore per adamantino che fosse, qual segreto mai avrebbe avuto per me? No, no, mio Signore, lo ripeto, dovessi io incontrare anco la vostra collera, Cornelio non è colpevole tanto del primo che del secondo delitto. Oh! se voi, mio Signore, conosceste il mio Cornelio!