Tali erano le riflessioni di Cornelio, tre giorni dopo la scena funesta della separazione tra Rosa e suo padre giusto nel momento, in cui noi abbiamo mostrato Cornelio appoggiato sulla sua finestra. E in questo stesso momento entrò Grifo.

Ei teneva in mano un enorme bastone; gli occhi suoi balenavano un pensiero sinistro; un sinistro sorriso increspava le sue labbra; un sinistro ondeggiamento agitava la sua persona, e il suo contegno silenzioso spirava disposizioni sinistre.

Cornelio affranto, come lo abbiamo visto, dalla necessità, che il raziocinio avea condotto fino alla convinzione, Cornelio lo intese entrare, indovinò che fosse lui, ma non si volse nemmeno un tantino.

Ei sapeva che questa volta Rosa non verrebbegli dietro.

Non avvi cosa più spiacevole a chi sia in vena di stizza, della indifferenza di coloro, cui deve essa dirigersi.

Fatta la spesa, si vuol godere. Uno che siasi montato la testa, uno che abbiasi messo il sangue a bollore, vuole almeno la soddisfazione di una piccola scarica.

Ogni onesto briccone, che abbia aguzzato il suo cattivo genio, desidera di fare almeno una buona ferita a qualcuno.

Così Grifo, vedendo che Cornelio non fiatava, si mise a interpellarlo con un vigoroso:

— Ohè! ohè!

Cornelio canticchiò tra’ denti la canzone dei fiori, triste ma graziosa canzone.