— Oh! per pietà, di grazia, signore, disse Van Baerle, oh! non mi menate via! lasciatemi guardare un altro poco! Come? Quello che vedo laggiù è il tulipano nero, proprio nero... possibile? Oh! signore, l’avete voi visto? No, no, deve avere delle macchie, deve essere imperfetto, e forse è tinto di nero; oh! s’io fossi lì, saprei ben dirlo io, o signore; lasciatemi scendere, lasciatemelo vedere da vicino, ve ne prego.
— Che siete matto? Non posso.
— Ve ne supplico.
— Ma dimenticate che siete prigioniero!
— Sono prigioniero, è vero; ma sono un uomo d’onore, e sul mio onore, o signore, non fuggirei mai, non tenterei mai di salvarmi; lasciatemi solamente guardare il fiore!
— Ma i miei ordini, signore?
E l’officiale fece un nuovo movimento per ordinare al soldato di rimettersi in via.
Cornelio l’arrestò ancora.
— Oh! siate paziente, siate generoso! tutta la mia vita dipende da un moto della pietà vostra. Ahimè! la vita mia, o signore, probabilmente non sarà lunga. Ah! che voi non sapete quanto io soffra; non sapete l’aspra guerra che fassi nella mia testa e nel mio cuore; perchè se fosse mai, continuò Cornelio disperatamente, perchè se fosse mai il mio tulipano rubato a Rosa! Oh! signore; capite bene che cosa sia l’aver trovato il tulipano nero, l’averlo visto un momento, averlo conosciuto perfetto, che gli è a un tempo un capo d’opera dell’arte e della natura, e doverlo perdere e perdere per sempre? Oh! signore bisogna che scenda e vada a vederlo; voi mi starete accanto se vi piace, ma voglio vederlo, sì, voglio vederlo!
— Tacete, disgraziato, e rientrate presto in carrozza, perchè ecco la scorta di Sua Altezza lo Statolder che passa d’innanzi; se il principe rimarcasse uno scandalo, se sentisse un rumore, si sarebbe fatta buona io e voi.