Lectorem delectando, pariterque monendo.

Q. Horat. Flac. De Art. poetic.

Quei che l’utile al dolce accoppia, coglie

Pienamente nel segno, dilettando

E del paro ammonendo il suo lettore.

L’EDITORE AI SUOI LETTORI

Due parole per conto mio a Voi, pregiatissimi soscrittori a questa mia Raccolta Romantica, le quali stieno a testimoniare la mia riconoscenza e il mio intendimento. La prima è piena e sentita; e non potrei con parole esprimerverla, veggendo il favore con cui avete accolto questa mia impresa tipografica, tenue sì per il suo intrinseco, se voglia guardarsi alla scorza, ma forse grande pel suo morale intendimento.

E siccome tutto giorno va ripetendosi che meglio sarebbe chiudere tutte le tipografie, perchè così non si guasterebbe la mente ed il cuore dei creduloni e dei malaccorti, io intendo di mettervi innanzi candidamente le mie idee su questo proposito, per corrispondere in tal guisa al valido soccorso, che mi prestate, aprendovi la stranezza della mia mente, la quale non credo così malata, come tante altre che si stimano sane, a cui più non basterebbe fare ogni anno il viaggio ad Anticira.

Verissimo che sonovi per nostra disgrazia non pochi libri, se vuolsi, dannosissimi non solo allo individuo che ne assapora la lettura, ma all’ordine sociale, cui tendono al dissolvimento. Che vorrebbesi addurre da ciò? Il pio desiderio di dare l’ostracismo a qualsiasi libro, che non fosse di quel dato peso, e misura? Cosa ben difficile a conoscere il peso e la misura delle anime pie, cui esse cambiano a seconda delle loro ardenti aspirazioni. Ma non sarebbe meglio, senza por mente alle stranezze di qualsiasi genere, che ci fosse in ogni Stato un’estesa pubblica istruzione, una educazione morale, la quale per tempo insegnasse a fare distinguere il pane dai sassi, come suol dirsi; ed allora ogni pessima lettura servirebbe viepiù a rinforzare il sentimento del buono e dell’onesto, come i veleni più micidiali servono sovente a ricondurre l’ammalato in piena salute.

Mettiamoci un poco la mano sul cuore, e neghiamo, se siamo da tanto che tutte le vicissitudini, i movimenti, i desiderii, le tendenze attuali non sieno il frutto della voluta privativa della scienza per incatenare con l’anima il corpo? Quando mi si riduce l’uomo allo stato di bruto, bisogna bene che le sue opere concordino con la sua natura, che io chiamerò francamente, brutale, perchè la parola, la quale sola lo distingue dagli esseri non pensanti, ve lo congiunge pel non sviluppo razionale, che così invano Iddio gli avrebbe donato. E le povere masse su questo rapporto troveranno certo misericordia appo Dio, che non vorrà punirle come il servo cattivo del Vangelo, che invece di trafficare il talento datogli dal suo padrone, andò a sotterrarlo: nel nostro caso gli è fatto sotterrare non dalla propria paura di esserne derubato, come il servo del Vangelo, ma dalla paura del padrone, il quale stoltamente crede che il servo lo possa trafficare a di lui danno.