Nessun servo mai aveavi messo il piede audace, come avrebbe detto il gran Racine, che fioriva a quest’epoca. Cornelius non vi lasciava penetrare che la granata inoffensiva di una vecchia servente frisiana, già sua balia, la quale dacchè Cornelius erasi dedicata al culto dei tulipani, non osava mettere più cipollette negli stracotti per paura di scorticare e di assassinare gli Dei del suo allattato.

Cosicchè alla sola parola di prosciugatoio, i servi che portavano i doppieri si allontanarono rispettosamente. Cornelius prese la candela di mano del più vicino e precedette il suo compare nella stanza.

Aggiunghiamo a ciò che siamo per dire, che il prosciugatoio era quello stesso gabinetto invetriato, sul quale Boxtel puntava incessantemente il suo canocchiale.

L’invidioso era più che mai immobile al suo posto. Ei vide dapprima rischiarare le mura e le vetrate, e poi apparire due ombre. L’una d’esse maestosa, grande, severa si assise presso la tavola, dove Cornelio avea depositalo la candela. In quest’ombra Boxtel riconobbe il viso pallido di Cornelio de Witt, i cui lunghi capelli neri divisi sulla fronte cadevano sulle sue spalle.

Il ruward di Pulten dopo aver detto a Cornelius alcune parole, di cui l’invidioso non potè comprenderne il senso al movimento delle labbra, cavò di seno un involto bianco diligentemente chiuso, e glie lo porse; il quale involto Boxtel al modo con cui Cornelius lo prese e lo depose in un armadio, sospettò potessero essere fogli della più grande importanza.

Egli dapprima pensò che quell’involto prezioso racchiudesse qualche tallo nuovamente venuto dal Bengala o dal Ceylan; ma avea ben tosto pensato che Cornelio punto coltivava i tulipani e non occupavasi d’altro che dell’uomo, cattiva pianta, molto meno gradevole a vedersi e soprattutto ben più difficile a farsi fiorire.

Fermossi dunque a questa idea che quell’involto contenesse puramente e semplicemente fogli riguardanti politica. Ma perchè dare dei fogli riguardanti politica a Cornelius, che non solo era, ma si vantava essere tutt’affatto estraneo a quella scienza ben più oscura a suo parere della chimica e dell’alchimìa ancora?

Senza dubbio era un deposito che Cornelio già minacciato dalla impopolarità, di cui cominciavano a onorarlo i suoi compatriotti, consegnava al suo battezzato Van Baerle; e la cosa era tanto più probabile per parte del ruward per la certezza che presso Cornelius estraneo ad ogni intrigo non sarebbesi pensato a inquisire un simile deposito.

D’altronde se l’involto avesse contenuto cipollette, Boxtel conosceva il suo vicino, che non si sarebbe potuto tenere senza dubbio come appassionato amatore di non guardare e apprezzare il presente che venivagli fatto.

Invece al contrario Cornelius ricevette rispettosamente il deposito dalle mani del ruward, e sempre rispettosamente riposelo in un armadio, ma però in fondo, certamente perchè non si potesse vedere in primo punto, e in secondo perchè non occupasse molto posto riserbato alle sue cipollette.