«Io sono un buon cittadino, dacchè non sono accusato di niente al mondo e che sono libero come l’aria.
«Ora se Cornelio de Witt è un cattivo cittadino, il che è indubitato, dacchè è accusato di alto tradimento e arrestato, il suo complice Cornelio Van Baerle è un cittadino non meno cattivo di lui.
«Dunque, siccome io sono un buon cittadino, ed è dovere dei buoni cittadini di denunziare i cattivi, è dovere di me Isacco Boxtel di denunziare Cornelio Van Baerle».
Ma questo ragionamento non avrebbe forse, per ispecioso che fosse, predominato completamente su lui, e forse l’invido non avrebbe ceduto al semplice desiderio di vendetta che rodevalo, se a quel demone non si fosse unito quello della cupidigia.
Boxtel non ignorava il punto in cui era delle sue ricerche Van Baerle intorno al gran tulipano nero. Per modesto che fosse il dottor Cornelio, non aveva potuto nascondere ai suoi più intimi che egli aveva la quasi certezza di guadagnare nell’anno di grazia 1673 il premio di centomila fiorini proposto dalla società di orticultura di Harlem.
Ora questa quasi certezza di Cornelio Van Baerle l’era la febbre che consumava Isacco Boxtel. Se Cornelio fosse stato arrestato, ciò cagionerebbe certamente un grande scompiglio nella di lui casa; e perciò la notte successiva all’arresto nessuno avrebbe pensato a vigilare su i tulipani del giardino.
Ora in quella notte Boxtel scavalcherebbe il muro, e siccome egli sapeva dov’era la cipolletta, che doveva dare il gran tulipano nero, la porterebbe via; e così invece di fiorire presso Cornelio, il tulipano nero fiorirebbe presso di lui, ed egli ne avrebbe i centomila fiorini di premio invece di Van Baerle, senza porre in conto il supremo onore di chiamare il nuovo fiore tulipa nigra Boxtellensis, resultato che non solo appagava la sua vendetta, ma ancora la sua cupidigia.
Sveglio, non pensava che al gran tulipano nero; addormentato non sognava che quello. Finalmente il 19 agosto verso le due dopo mezzogiorno, la tentazione fu così forte, che Isacco non vi seppe più resistere a lungo.
In conseguenza indirizzò una denunzia anonima, alla quale suppliva, per autenticarla, la precisione delle indicazioni, e gettolla alla posta. Mai carta più venefica sdrucciolata per le buche di bronzo di Venezia produsse un più pronto e un più terribile effetto.
La stessa sera il primo magistrato ricevè il dispaccio; e all’istante convocò i suoi colleghi per l’indomani mattina. La dimane eransi riuniti, ne aveano deciso l’arresto e rimesso l’ordine, affinchè fosse eseguito, a messer Van Spennen, che erasi assunto, come abbiam visto, tal dovere di degno olandese, ed aveva arrestato Cornelio Van Baerle proprio nel momento in cui gli orangisti dell’Aya arrostivano i pezzi dei cadaveri di Cornelio e di Giovanni de Witt.